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Pagina:Salgari - Il Fiore delle Perle.djvu/213


I cacciatori di teste 175


I mandayas invece si preparavano ad appoggiare validamente i loro amici. Strappavano dagli alberi grossi rami e li ammucchiavano ai margini della piattaforma per rovesciarli sulle teste degli assalitori e dietro consiglio di Pram-Li, accendevano varii fuochi per far piovere sui nemici una tempesta di tizzoni accesi.

Erano trascorsi dieci minuti, quando gli uomini del bagani si videro abbandonare gli alberi protettori e scagliarsi innanzi, come una torma di lupi affamati.

Portavano tutti sul capo dei grossi fasci di legna coi quali speravano forse di ripararsi meglio degli scudi contro i colpi degli assediati e ravvivare i fuochi per incendiare il villaggio.

— Eccoli!... — gridò Hong. — Fuoco in mezzo al gruppo!... —

La fucilata ricominciò a far strage, però i cacciatori di teste, incoraggiati dal bagani, questa volta non cedevano il campo.

Gettavano i fasci contro i tronchi degli alberi, li accendevano, poi correvano a prenderne degli altri, formando delle cataste enormi.

I mandayas rovesciavano rami e sassi sulla testa dei nemici e scagliavano in tutte le direzioni rami accesi e con buon successo, poichè non pochi di quei furfanti fuggivano urlando di dolore, mentre Hong ed i suoi compagni continuavano a bruciar cariche, mandandone colle gambe all’aria delle mezze dozzine.

Le fiamme intanto diventavano sempre più minacciose ed il fumo così denso, che certe volte riusciva quasi impossibile agli assediati di scorgere gli assedianti.

Lingue di fuoco salivano contorcendosi attorno ai tronchi degli alberi, le cui cortecce crepitavano e nembi di scintille cadevano sulle capanne. Le donne accorrevano dappertutto, strappando le canne e le foglie che s’incendiavano, ma non potevano operare miracoli.

Hong cominciava a diventare inquieto e gettava sguardi angosciosi su Than-Kiù, la quale si manteneva sempre tranquilla, continuando a sparare nel più folto degli assalitori.

Anche Pram-Li e Sheu-Kin cominciavano a temere dell’esito della difesa e si chiedevano se non fosse stato meglio abbandonare quel posto pericoloso.

La tenacia dei cacciatori di teste ad un tratto cedette.

Spaventati dalle gravi perdite subìte e da quegli spari incessanti, cominciavano a esitare. Alcuni, meno coraggiosi, non osavano più esporsi e si tenevano nascosti dietro le macchie malgrado le grida del bagani.

Hong comprese che era il momento decisivo.

— Amici, — gridò. — Un ultimo sforzo e li vinceremo. —

Mentre i mandayas precipitavano giù un pezzo di piattaforma, i chinesi ed il malese raddoppiavano gli spari.