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170 Capitolo ventitreesimo


— Ti offro il mio posto, bella straniera. Questa sera sarai tu che comanderai alla mia tribù. —

Fece sedere i chinesi ed il malese presso la giovanetta, fece quindi portare dei pani di sagu, dei tubercoli commestibili chiamati carnode, dei banani, dei cocchi ed un quarto di maiale selvatico che poco prima arrostiva sul focolare, invitando gli ospiti a far onore al pasto, e scusandosi di non poter offrire di meglio in causa della presenza di nemici che impediva ai cacciatori di scorrazzare la foresta.

Mentre i chinesi ed il malese assaggiavano quei cibi, temendo di far dispiacere al capo rifiutandoli, la piccola tribù si era raccolta attorno al fuoco, guardando con viva curiosità quegli stranieri di aspetto così fiero e così robusto.

Vi erano uomini e donne mescolati insieme, tutti piccoli, di forme esili, non brutti, specialmente i giovani, i quali avevano dei volti graziosi, coi tratti infantili. Erano però quasi tutti nudi, non avendo che dei perizomi di crine vegetale.

Spiccava soprattutto in prima fila una fanciulla di lineamenti graziosi, cogli occhi grandi e dolci, i capelli neri e folti, il busto slanciato e la pelle bruna dorata. Era meglio adorna delle altre, portando, oltre ad un perizoma a colori ed a frange di cotone, collane di conchiglie e braccialetti di denti di cignale.

Pram-Li e Than-Kiù compresero essere quella giovane la fidanzata del mandaya che avevano trovato nel bosco, poichè il selvaggio non le staccava mai gli occhi di dosso.

— È la tua donna, è vero?... — gli chiese il malese.

— Sarà la mia, — rispose il mandaya, con un sorriso. — Quando non saremo più minacciati dal bagani, saliremo insieme l’albero. —

Than-Kiù che si era fatta tradurre le risposte del selvaggio, si levò uno dei braccialetti d’oro che portava ai polsi, s’avvicinò alla giovane e glielo cinse al braccio destro.

Un mormorìo di ammirazione si levò fra la tribù a quell’atto, e la giovane negrita, commossa, si gettò ai piedi di Than-Kiù, baciandole la veste replicatamente.

Il capo si levò allora un monile di denti di pantera, cui forse annetteva un grande valore per le grandi difficoltà che devono affrontare quei piccoli uomini per abbattere le terribili fiere, specialmente colle loro armi primitive, e lo cinse a Than-Kiù, dicendole:

— Tu sei buona quanto valorosa. Questo monile, insegna dei valenti e che io ho ereditato dai miei avi, te lo regalo perchè ne sei degna. —

Aveva appena pronunciate quelle parole, quando ai piedi degli alberi, fra le fitte tenebre, si vide alzarsi un rapido bagliore che subito si estinse.