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168 Capitolo ventitreesimo


— Sarà una buona azione, — disse solamente la giovanetta. — Questi poveri selvaggi ci saranno riconoscenti. —

Divorarono la cena in pochi minuti poi, essendo il sole quasi prossimo al tramonto, si misero in cammino per recarsi presso la minacciata tribù.

Il selvaggio si era messo alla testa del drappello, avanzandosi con prudenza e con molte precauzioni, sentendo per istinto la vicinanza dei temuti nemici.

Scrutava attentamente i cespugli, si fermava a tendere gli orecchi, si curvava al suolo esaminando le erbe e le foglie per scoprire le loro tracce ed andava a guardare i rami spezzati, per assicurarsi se colava ancora la linfa, indizio della loro recente mutilazione.

Pareva però che gli uomini del terribile cacciatore di teste non fossero ancora giunti fino lì, non udendosi alcun rumore sospetto nella foresta e non trovandosi alcuna traccia.

Marciavano da un’ora, sempre con precauzioni infinite, quando il mandaya additò al malese alcuni punti luminosi che brillavano in mezzo al cupo fogliame della foresta, ad una grande altezza dal suolo.

— Il tuo villaggio? — gli chiese Pram-Li.

— Sì, — rispose egli, respirando a lungo. — Il bagani non è ancora giunto.

— Tanto meglio; gli prepareremo un ricevimento come si merita. —

Affrettarono il passo, non avendo ormai più nulla da temere, e poco dopo giungevano dinanzi ad un macchione isolato, formato da quindici o venti alti pombo, in cima ai quali, all’altezza della biforcazione dei rami, si scorgeva confusamente una immensa piattaforma, sostenente una mezza dozzina di tettoie disposte in cerchio.

Dei fuochi numerosi brillavano lassù ed alla luce rossastra si vedevano agitarsi numerose creature umane.

— È un villaggio aereo, — disse Hong. — Ammiro l’ingegno di questi selvaggi.

— Un villaggio che però non li mette sempre al sicuro dagli assalti dei bagani, — rispose Pram-Li.

— Pure, parrebbe che nessuno potesse assalirli lassù, — osservò Than-Kiù.

— I bagani non sono così sciocchi da mandare i loro uomini all’assalto dei villaggi aerei. Si accontentano di tagliare o d’incendiare gli alberi, facendo cadere d’un solo colpo le capanne ed i loro abitanti. Non sanno cosa farne dei prigionieri, bastano loro le teste dei poveri negriti per ornare i villaggi.

— Canaglie!... — borbottò Hong.

Intanto il selvaggio che li aveva guidati si era arrampicato su di