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Gl'igoroti di Mindanao 167


— Sono tutte tribù di negriti queste?

— Sì, — rispose il selvaggio.

— A quale appartieni tu?...

— A quella dei Mandayas.

— E cosa vuole quel bagani?...

— Distruggere la mia tribù: lo ha giurato.

— E per quale motivo?...

— Per ornare le sue capanne coi nostri crani.

— Il birbante!... Fortunatamente ci saremo anche noi quando verrà ad assalire la tua tribù, — disse il malese.

— Verrete a difenderci?... — chiese il selvaggio, cogli sguardi ardenti.

— Certamente.

— Colle armi che mandano il tuono?...

— Ed anche con dei buoni kampilang.

— E salverete la mia Lagayan?...

— Chi è questa?...

— La fanciulla che io amo e che doveva oggi essere mia, senza l’allarme dato da uno dei nostri.

— Salveremo anche la tua Lagayan, — rispose Pram-Li, sorridendo, — ma a condizione che la tua tribù ci riceva da amici.

— Siete già amici dei Mandayas.

— Quando credete che vi assalga quel furfante di bagani?...

— Questa notte.

— Allora non vi è tempo da perdere, — disse il malese.

Fece ad Hong la traduzione di quel dialogo, consigliandolo ad accettare la proposta fatta dal selvaggio di aiutare la sua tribù contro il feroce cacciatore di teste, dimostrandogli quanto avrebbero potuto guadagnare dall’amicizia di quegli abitanti dei boschi.

— Se non si tratta che di questo, — disse il chinese, — andiamo a fucilare quel signor bagani ed i suoi soci. Aiutando i Mandayas potremo forse ottenere qualche guida che ci conduca più presto al lago. Affrettiamoci a tornare al campo, poi andremo al villaggio aereo. —

Uscirono dalla macchia, e giunti presso un cespuglio il selvaggio andò a raccogliere una lancia di legno con la punta indurita col fuoco, unica arma che possedeva e che aveva perduta durante la sua precipitosa fuga, poi tornarono frettolosamente al campo, temendo che gli uomini del bagani, si aggirassero già in quei dintorni.

Informarono Than-Kiù e Sheu-Kin di quanto era avvenuto, ed anche questi accettarono senza obbiezioni, la proposta di seguire il selvaggio presso la sua tribù.