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150 Capitolo ventunesimo


tera, separato da una distanza così breve, ebbe paura, tanto più che si trovava armato del solo kampilang, non avendo fino allora incontrato in quella foresta alcun animale feroce.

Invece di fuggire, ebbe però il sangue freddo di rimanere immobile al suo posto, guardando fisso la belva, e snudando lentamente il kampilang, essendo ben deciso a vendere cara la vita.

La pantera dal canto suo non si era mossa o lo guardava con curiosità, coi suoi occhi verdastri, che avevano dei riflessi della fiamma. Solamente la sua lunga coda, nera al pari del corpo, si agitava mollemente da destra a sinistra, sfiorando le erbe. Uomo e belva si contemplarono così per parecchi minuti, poi quest’ultima s’allontanò lentamente lungo la riva della piccola palude, fermandosi di tratto in tratto per volgere la testa e guardare Sheu-Kin.

Quando scomparve in mezzo ai canneti, il povero chinese si terse il freddo sudore che gli bagnava la fronte, poi, dopo essersi ben accertato di non essere spiato dal feroce nemico, se la diede a tutte gambe attraverso la foresta.

Aveva percorsi trecento passi, quando udì dietro di sè un fruscìo di foglie secche ed uno scricchiolìo di rami. Credette dapprima di aver spaventato qualche babirussa o d’aver fatto fuggire qualche gatto orsino, poi accortosi che quel rumore continuava, si decise ad arrestarsi dietro il tronco di un sagu, stringendo con disperata energia il kampilang.

La notte calava rapidamente, però non essendo quella parte della foresta molto fitta, sotto gli alberi ci si vedeva ancora tanto da distinguere un animale di media grossezza ad una distanza di cinquanta o sessanta metri.

Sheu-Kin, quantunque cominciasse a sudar freddo e si sentisse prendere dai brividi della paura, guardò dietro di sè deciso a contrastare il passo anche alla pantera nera, se avesse continuato a seguirlo.

I suoi timori non lo avevano ingannato. La fiera che aveva incontrato presso la palude non lo aveva abbandonato; la vide ferma a cinquanta passi, e non era più sola.

Era in compagnia d’un altro animale simile per le forme al primo e di egual mole; aveva però il pelame giallo oscuro a macchie ed a rosette d’una tinta più cupa e le parti inferiori biancastre.

Per quanto dovesse sembrare strano al chinese di trovare due fiere così diverse di colore, anche nella seconda riconobbe una pantera, una di quelle che i malesi chiamano harimau-bintang, ossia della Sonda.

— Se mi seguono vuol dire che quelle bestie contano di cenare col