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Pagina:Salgari - Il Fiore delle Perle.djvu/184

148 Capitolo ventesimo


all’idea che tu m’offrissi il cuore per sola riconoscenza o per vendicarti di Romero.

— No, io t’amo, perchè sei un valoroso e perchè mi farai felice.

— Oh sì, Fiore delle perle, immensamente! — esclamò il chinese. — Quando tu avrai pagato il tuo debito verso Romero e lo avremo salvato, io ti condurrò nel tuo paese, sulle rive di quel fiume Giallo che tante volte hai rimpianto, nella tua casetta dal tetto azzurro e dalle pareti dipinte, all’ombra della grande cupola a scaglie di ramarro, presso la quale dorme il sonno eterno l’eroe degli uomini gialli, e vivremo felici.

Là, nell’aria natìa, lontana dai paesi dove hai veduto ed amato Romero, presso la tomba del più valoroso uomo del Celeste Impero, la tua ferita guarirà completamente e finirai col credere d’aver fatto un triste sogno.

Nel paese dei lillà da te tanto amato, il Fiore delle perle tutto dimenticherà e tornerà a rifiorire più bello e più rigoglioso.

— Sì, Hong, nel paese del sole dimenticherò tutto, tutto per amare solamente l’uomo che m’ha reso la vita e la tranquillità.

— Than-Kiù, tu mi farai morire di gioia.

— Bisogna invece vivere, — rispose la giovanetta, sorridendo.

— Sì, per fare la felicità di Than-Kiù, la più bella e più valorosa fanciulla del nostro Celeste Impero.

— Taci, Hong; tu hai bisogno di riposo. Coricati all’ombra di quest’albero e dormi tranquillo, sotto la guardia della tua fidanzata.

— Ti obbedisco, fanciulla: io sono ormai il tuo schiavo. —


Capitolo XXI

L’assalto delle pantere

Than-Kiù ed i suoi compagni si erano accampati nella grande foresta, in attesa che la ferita del valoroso Hong si rimarginasse e che l’osso non corresse più il pericolo di tornare a spezzarsi.

Pram-Li e Sheu-Kin, dopo d’aver esplorato i dintorni per accertarsi che non vi erano selvaggi, avevano costruita una graziosa capanna sotto la fresca ombra di un colossale pombo, servendosi di grossi rami e di grandi foglie di banani e di arecche e colà avevano condotto il ferito, per meglio ripararlo dal calore eccessivo che regnava sotto