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130 Capitolo diciottesimo


già credevano di essere votati alla morte, ma che non volevano cadere invendicati, si difendevano disperatamente a colpi di sciabola, immersi già fino alle reni, e sopra di loro l’intrepida fanciulla fulminava i feroci sauriani a colpi di carabina.

La corrente investiva quei gagliardi cercando di trascinarli via da quell’ultimo brano di terra e gorgogliava attorno a loro e spumeggiava, sollevata dai formidabili colpi di coda dei mostri, ma i due chinesi ed il malese resistevano con sovrumana energia e, or di punta ed or di taglio, tempestavano colpi in tutte le direzioni sulle scaglie ossee degli assalitori.

Hong, la cui forza erculea pareva che si fosse triplicata, ad ogni colpo fendeva una mandibola e metteva un nemico fuori di combattimento. Saldo come la rupe che lo sorreggeva, mentre con una mano teneva stretta Than-Kiù, con l’altra percuoteva con crescente furore, urlando:

— Forza, amici!... Tenetevi uniti!... Se dobbiamo morire, vendiamo cara la vita!... Fuoco su quel rettile, Than-Kiù!... Non temere!... Non ti abbandono!... —

Quella lotta omerica durava da cinque minuti, quando Sheu-Kin mandò un grido di gioia suprema.

— Hong!... Than-Kiù!... L’acqua si è arrestata!... Non ci annegheremo più!...

— Non t’inganni?... — chiese Hong.

— No, no!... — gridò Pram-Li. — L’acqua scema!...

— Per Fo e Confucio!... — esclamò il fiero chinese, respirando. — Comincio a credere che non finiremo nel ventre dei sauriani!... Un ultimo sforzo, amici!... Se possiamo resistere cinque minuti, forse saremo salvi!... —

Sheu-Kin ed il malese avevano affermato il vero: l’acqua, dopo d’aver raggiunto la massima altezza, aveva cominciato ad abbassarsi coll’eguale rapidità che aveva impiegata nell’alzarsi.

In pochi istanti era scemata di parecchi centimetri, quando già quei disgraziati si credevano ormai in procinto di affogare.

Per maggior fortuna i coccodrilli, già decimati dai kampilang degli uomini e dai colpi di carabina di Than-Kiù, non osavano più avanzarsi collo slancio di prima, forse anche in causa della scarsità d’acqua che li obbligava ad arrampicarsi sulla gobba dell’isolotto.

La speranza cominciava a rinascere in tutti i cuori. Il pericolo peggiore ormai era passato; per poco che continuasse la diminuzione dell’acqua, potevano considerarsi salvi.

Animati da quel pensiero raddoppiarono i loro sforzi, gettandosi arditamente sui sauriani e finirono col costringerli alla fuga.