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Gli orsi malesi 111


La giovanetta era però una tale avversaria da tenerne conto. Niente affatto atterrita, si era fatta animosamente innanzi, stringendo con mano robusta il kampilang.

L’arme scintillò un istante in aria e piombò sul corpo dell’animale, producendogli una ferita spaventevole dalla quale schizzò il sangue in gran copia.

Reso maggiormente furioso da quel colpo, l’orso abbandonò il chinese e si volse contro la valorosa giovane, investendola disperatamente.

Guai se Than-Kiù si fosse lasciata prendere; ma essa aveva compreso che non vi era da scherzare, e si era messa ad indietreggiare lestamente, minacciando l’avversario coll’arma.

Disgraziatamente la lingua di terra non era larga più di cinque metri, e ben presto si trovò coi piedi in acqua.

— Morte di Fo!... — urlò Hong, il quale si era subito rialzato. — Fermati, Than-Kiù!... —

Aveva ripreso il kampilang che nella lotta gli era sfuggito e si era scagliato alle spalle della fiera.

La pesante arma, impugnata da quel braccio potente, piombò con tale violenza, da tagliar netto il capo dell’animale.

Balzò sopra quel corpo sanguinante che si agitava fra le ultime convulsioni, afferrò la giovanetta che aveva l’acqua fino alle ginocchia e la sollevò bruscamente.

Quasi nell’istesso momento due mascelle enormi, irte di lunghi denti, emersero sotto la giovanetta e si rinchiusero con un fragore simile a quello che produce un cassone quando viene violentemente chiuso.

— Mille demoni!... — gridò Hong, che era diventato pallido come un cencio lavato. — Un istante di ritardo e quel coccodrillo le troncava le gambe!... —

Mentre pronunciava quelle parole anche il secondo orso cadeva esanime sotto i colpi di kampilang di Sheu-Kin e del malese.


Capitolo XVI

In mezzo alla palude

Dieci minuti dopo, Than-Kiù, Hong ed i suoi compagni si trovavano comodamente sdraiati in mezzo ai fitti canneti che coprivano l’isolotto, dinanzi ad un bel fuoco, su cui arrostiva una coscia d’orso, un boccone squisitissimo, come aveva detto Pram-Li.