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Gli orsi malesi 109


— Cos’hai? — chiese Hong.

— Non vedo la riva opposta della laguna.

— Sarà forse molto bassa, e poi è ancora notte.

— Sì, ma sebbene l’oscurità sia profonda, scorgo benissimo dinanzi a noi due animali che si avanzano sulla lingua di terra.

— Cosa sono?... Delle pantere forse?...

— Non ho gli occhi dei gatti per ben distinguerli; nonostante, dalle loro mosse un po’ lente, mi pare che non siano nè pantere, nè gattopardi.

— Andiamo a vedere che cosa sono. —

Il chinese s’affrettò a scendere, calzò le scarpe e riprese il fucile ed i viveri.

— Tenetevi dietro di me e non fate fuoco. Se non sono nè pantere nè gattopardi, possiamo adoperare i nostri kampilang. Delle detonazioni potrebbero tradirci e guidare gli uomini delle canoe od i selvaggi. —

Gettarono i fucili in ispalla, sguainarono le pesanti lame e s’inoltrarono con precauzione, tenendosi presso i canneti, risoluti ad aprirsi il passo e di guadagnare l’isolotto.

Camminavano da cinque minuti, quando udirono una specie di grugnito sordo, uscire da un macchione di canne.

— Ci siamo, — disse Hong. — Con che specie di animali abbiamo da fare?...

— O m’inganno assai o abbiamo dinanzi a noi una coppia di birmang, — disse Pram-Li.

— Cosa sono?...

— Orsi malesi.

— Pericolosi?...

— Talvolta sì, specialmente le femmine; però generalmente sfuggono l’uomo.

— Che fanno qui quegli orsi?... — brontolò Hong.

— Si saranno spinti su questa lingua di terra per cercare gl’insetti ed i piccoli rosicanti, che colle frutta formano il loro principale nutrimento.

— A quest’ora?...

— Sono notturni.

— Sta bene; proveremo su di loro il filo dei nostri kampilang.

— Non esporti colla tua solita audacia, Hong, — disse Than-Kiù.

— Bah! — rispose il chinese. — Gli orsi non sono pantere da piombarmi addosso con un salto inaspettato. —

S’avanzarono tutti e quattro verso il macchione di canne, stringendo le pesanti sciabole. Fatti pochi passi s’arrestarono, poichè videro