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Gli orsi malesi 105


primi, — rispose la giovanetta. — Pandaras non mi perdonerebbe di certo di averlo così bene ingannato.

— Quel briccone sarebbe capace di ucciderti.

— Lo credo, Hong.

— Auguriamoci che non riesca a ritrovare le nostre tracce. Quando si sveglierà, noi avremo percorso molta via e trovato qualche rifugio che... Oh!...

— Cos’hai, Hong?...

— Per Fo e Confucio!... Questa è strana!... Vedo dei lumi brillare in aria.

— In aria!... È impossibile, Hong.

— Non sono cieco e ti dico che ho scorto sulle cime degli alberi dei punti luminosi.

— Saranno lucciole.

— Bisognerebbe che fossero grandi come le volpi volanti. Toh!... Guarda là, in alto!... —

Than-Kiù, Pram-Li e Sheu-Kin scivolarono fra i macchioni che li circondavano e giunti presso il chinese, in uno spazio un po’ scoperto, scorsero delle luci che brillavano a parecchi metri dal suolo, in mezzo al cupo fogliame degli alberi.

— Ma sì, è vero!... — esclamò Than-Kiù. — Si direbbe che delle persone stiano facendo cucina sulle piante.

— Ora comprendo — disse Pram-Li. — Lassù vi sono delle capanne di selvaggi.

— Sugli alberi!... — esclamò Hong.

— Sì, sugli alberi, — confermò il malese. — Gl’igoroti, per sottrarsi agli attacchi dei loro nemici, usano costruire le loro case fra le biforcazioni dei rami.

— Singolare costume!...

— Che li mette al coperto da qualsiasi sorpresa, Hong.

— Che quel villaggio appartenga agli uomini che hanno assalito le canoe?

— È probabile.

— Allora è meglio evitarlo.

— Lo credo anch’io, non sapendo con chi abbiamo da fare. Gl’igoroti non odiano i chinesi, dei quali mai hanno avuto a dolersi; ma per ora è meglio prendere il largo, — disse il malese. — Siamo troppo vicini al fiume.

— Deviamo, — rispose Hong, risolutamente. — Non amo fermarmi a così breve distanza da Pandaras. —

Si rimisero animosamente in marcia, cercando di non far rumore per non attirare l’attenzione di qualche selvaggio che poteva vegliare