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'Il capo dei pirati di Butuan 93


— Sì, — disse Than-Kiù.

— Diverrai mia moglie?...

— Sì, e ti mostrerò come saprò combattere al tuo fianco, però tu non mi avrai finchè non saremo giunti a Butuan.

— Attenderò quel giorno, — disse il malese, raggiante, — e farò di te la donna più invidiata del Sultanato di Bacat.

— Ora mantieni le tue promesse.

— Parla: tu sei la mia sultana.

— Mi condurrai dai prigionieri; desidero vederli.

— Seguimi. —

Poi vedendo che la giovanetta aveva le vesti ancora bagnate, disse con tono dispiacente:

— Tu sei bagnata, ed io nulla posso darti per ora. Sui miei prahos non ho mai ospitato donne del tuo paese, ma quando saremo a Butuan ti darò le casse della fanciulla bianca che sono piene di vesti.

— Non inquietarti, per ora. Fa molto caldo, ed un po’ di sole basterà per asciugarmi completamente. —

Uscirono dalla cabina, salirono tre gradini e si trovarono sul ponte.

La piccola nave che li trasportava sulle limpide acque del Talajan, era uno dei due velieri che avevano cercato di tagliare alla tow-mêng la ritirata verso la foce.

Era uno svelto legno, lungo dodici metri, fornito di coperta, colla prora assai alta che terminava in una orribile testa di coccodrillo rozzamente scolpita, dipinta in verde e cogli occhi rossi.

Uno dei due alberi mancava, o meglio, non ne esisteva che un pezzo, essendo stato abbattuto dal cannone di Tseng-Kai, e l’altro pareva che fosse stato molto danneggiato essendo stato rinforzato con alcuni solidi bambù.

Venti uomini muniti di lunghi remi, disposti mezzi a babordo e gli altri a tribordo, arrancavano con perfetto accordo, facendo volare la piccola nave sulla rapida corrente, mentre altri sei, armati di fucili, stavano sdraiati a poppa, cogli occhi fissi sulle due rive.

Tutti quei remiganti parevano mindanesi a giudicarli dalla loro tinta rosso cupa e dalle armi che portavano alla cintola, i pesanti e ben affilati bolos; gli uomini però che vegliavano a poppa e che dovevano formare una specie di guardia d’onore del capo, sembravano invece malesi.

Pandaras fece attraversare a Than-Kiù la coperta e la condusse a prora, indicandole uno stretto boccaporto che metteva senza dubbio in qualche bugigattolo.

— Sono là, — disse. — Odi?...

— Sì, odo la voce arrabbiata di Hong, — rispose la giovanetta. — Sarà molto infuriato di trovarsi prigioniero.