Apri il menu principale
88 Capitolo dodicesimo

l’afferra a due braccia, la stringe brutalmente e tenta di trascinarla verso la gomena. Forse obbedisce ad una parola d’ordine.

In quell’istante uno sparo echeggia. Il pirata, colpito a morte, perde l’equilibrio e precipita nel fiume, ma le sue braccia non si sono aperte e trascina nella caduta la valorosa fanciulla.

Parve a Than-Kiù di udire un urlo, poi di aver veduto Hong slanciarsi, con un salto immenso, al di sopra della murata, e piombare nel fiume quasi contemporaneamente. Di più non potè sapere, poichè sentì che l’acqua la soffocava, e svenne.

· · · · · · · · · · · · · · · · · · · ·

Capitolo XIII

Il capo dei pirati di Butuan

Quando Than-Kiù tornò in sè, con sua grande sorpresa si trovò in una specie di cabina di due metri quadrati, con le pareti coperte di belle stuoie dipinte a vivaci colori, adagiata su un grande cuscino di seta cremisi che occupava il centro di quella cameruccia.

Le sue vesti erano ancora inzuppate d’acqua, eppure non udiva più nè il rombare del cannone e della spingarda, nè lo strepito dei fucili, nè le urla feroci dei pirati. Ai suoi orecchi pervenivano invece i colpi regolari di un gran numero di remi che parevano battessero frettolosamente le acque del fiume ed uno scricchiolìo continuo, che pareva prodotto dall’energica pressione di tutte quelle lunghe aste.

Sempre più stupita s’alzò a sedere e s’accorse che il legno su cui si trovava ondeggiava fortemente, come se stasse per superare qualche rapida corrente o fosse uscito in mare.

— Dove sono io?... — si chiese. — Cos’è accaduto?... —

Un risolino ironico che veniva dall’angolo più oscuro della cabina, l’avvertì che qualcuno vegliava su di lei. Si volse da quella parte ed un grido di doloroso stupore gli sfuggì dalle labbra.

Un uomo, un malese a giudicarlo dalla tinta della sua pelle, stava là, con le braccia incrociate sul petto, con gli occhi fissi su di lei.

Bastò un solo sguardo per riconoscerlo.

— Tu!... — esclamò. — Il pescatore!... —

Quell’uomo era infatti il pescatore, o meglio il traditore che aveva preparato l’infame agguato, ma non era più seminudo come prima.

Indossava una bella camicia di seta bianca con arabeschi azzurri,