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Pagina:Salgari - Il Fiore delle Perle.djvu/109


L'assalto della giunca 87


e i pesanti bolos e quindici o venti riescono nel loro intento, precipitandosi sulla coperta, fra l’albero di trinchetto e quello maestro.

Le loro grida di trionfo ad un tratto si cambiano in una di rabbia, che tradiscono uno spasimo atroce. I primi che si sono scagliati sul ponte per irrompere addosso ai chinesi che difendono il castello di prora ed il cassero, hanno messo i piedi sulle pallottole fatte spargere da Tseng-Kai e le punte aguzze penetrano nelle loro carni, scorticandole atrocemente.

Cercano di retrocedere ululando di dolore, ma le pallottole sfuggono sotto di loro ed i disgraziati cadono sulla coperta ferendosi in cento parti.

I chinesi intanto rivolgono i fucili sui primi caduti e li fulminano a bruciapelo, mentre Than-Kiù, abbassata rapidamente la spingarda, per non colpire i compagni che stanno sul castello di poppa, spazza la murata di babordo con un nembo di mitraglia.

L’assalto al centro della tow-mêng, che doveva essere irresistibile, è bruscamente interrotto. I pirati, resi prudenti e fors’anche spaventati alla vista di quelle pallottole che corrono per la coperta, abbandonano precipitosamente le murate, e concentrano i loro sforzi attorno al castello di prora ed al cassero.

Si arrampicano come scimmie, s’aggrappano all’opera morta e menano fendenti formidabili per allontanare i difensori. I primi cadono, ma altri li surrogano prontamente, s’alzano fino alla murata con un ultimo sforzo e si scagliano innanzi col kriss fra i denti ed i bolos od i kampilang in pugno.

I chinesi lottano col furore che infonde la disperazione. Fulminano i più lontani coi fucili e abbattono i più vicini con le rivoltelle e le scuri, però cominciano già ad essere stanchi e le canne delle armi, diventate ardenti, brucian loro le dita. Tseng-Kai, Hong e Than-Kiù li incoraggiano con la voce e con l’esempio. Si gettano là dove il pericolo è maggiore e fanno prodigi, esponendo intrepidamente la loro vita.

La valorosa fanciulla è ridiventata l’eroina di Salitran, di San Nicola e di Malabon. Il suo fucile tuona incessantemente, abbattendo ad ogni colpo un avversario e brucia, ad intervalli, le cariche della sua rivoltella.

Ad un tratto però cinque o sei pirati, che si erano arrampicati sulla gomena dell’àncora superano la prora e piombano alla spalle dei chinesi comandati da Hong.

Than-Kiù ha veduto il pericolo. Essa si slancia coraggiosamente verso il bompresso per contrastare loro il passo e ne abbatte due a colpi di rivoltella, ma il terzo, un pezzo di giovanotto alto e robusto,