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6 | emilio salgari |
fece cenno ai cinque marinai che stavano alle scotte delle vele di bracciare sottovento, poi legata la barra al frenello, si mise a gridare:
— A poppa, ragazzi!... La nottata sarà buona!...
Padron Vincenzo, comandante e ad un tempo armatore del bragozzo, era un bell’uomo di quarant’anni, dalle forme vigorose, con un collo da toro, con certe braccia da sfidare un atleta e la pelle assai abbronzata dal sole e dalla salsedine marina. Era un vero tipo di lupo di mare veneto, dai modi bruschi ma franchi, che sapeva il mestiere suo forse meglio del più vantato pescatore dell’intero Adriatico e che non aveva mai tremato a bordo del suo battello.
Come tutti i marinai veneti, aveva fatto dapprima il mozzo, poi era passato marinaio, quindi, raggranellata una sommetta a furia di grandi economie, s’era comperato quel bel bragozzo, preferendo pescare e correre l’avventura per conto proprio, anzichè ai servigi degli altri.
Udendo quel comando, i cinque marinai si erano affrettati a portarsi a poppa. Erano cinque giovanotti robusti e valenti come il loro padrone: quattro, delle spiagge venete; il quinto, invece, slavo.
Da tre anni si erano arruolati con padron Vincenzo, dividendo con lui le aspre fatiche della pesca ed i pericoli dell’infido elemento, senza aver mai avuto questioni, cosa piuttosto rara a bordo di quei piccoli velieri, specialmente quando vi entra qualche marinaio straniero.
L’immensa rete era perfettamente visibile. I piccoli gavitelli di sughero, spiccavano nettamente sui flutti argentei, come un immane serpente mollemente adagiato.
Poche vigorose bracciate e dei pesci dovevano ben venire a bordo: orate, triglie, sgombri, paganelli scevoli e fors’anche qualche bel tonno, da vendere, con buon profitto, a Chioggia od a Venezia.
— Forza, ragazzi!... — aveva gridato padron Vincenzo, rimboccandosi le maniche e mostrando due braccia muscolose. — La rete deve essere pesante.
I cinque marinai, schieratisi lungo la murata di babordo, avevano cominciato a ritirare le prime maglie, afferrando saldamente la gomena sostenente piccoli gavitelli di sughero, mentre padron Vincenzo, curvo sulla poppa, guardava sopra il bordo per giudicare, dallo scintillìo dei flutti e dall’agitarsi dell’acqua, se la preda era abbondante.
I marinai avevano già ritirate dieci braccia di rete, quando una esclamazione sfuggì ad uno di essi:
— Vorrei essere mangiato da un pescecane; ma dico, padron Vincenzo, che la pesca sarà tutt’altro che abbondante, questa notte!...
— Io credo che tu abbia ragione, Michele — disse il pescatore, mentre la sua fronte si aggrottava. — Pare impossibile; eppure, con una luna così splendida, il pesce manca qui!...
— Che qualche squalo lo abbia disturbato, padron Vincenzo?
— Non ne abbiamo veduto nemmeno uno prima del tramonto.
— Eppure la rete è vuota! — dissero gli altri marinai.
— Nulla ancora?
— No, padron Vincenzo — disse Michele. — Nemmeno una sardina!