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i naviganti della meloria 153

e correvano all’impazzata verso il bacino, muggendo e scrosciando. Anche se i quattro esploratori avessero voluto prendere terra, non l’avrebbero certamente potuto, essendo le due sponde quasi tagliate a picco e la corrente troppo impetuosa per poterla rompere.

Il meglio che potevano fare era quello di lasciarsi trascinare nel bacino e poi attraversarlo. Già sapevano dove si trovavano le loro casse e la zattera dello slavo.

La loro corsa diventava sempre più rapida ed anche dolorosa poichè la corrente li sbatteva malamente contro le rive o addosso alle rocce che ingombravano il letto, ammaccando le loro costole e scorticando i loro piedi.

Padron Vincenzo faticava assai a tenere alta la lampada e già, due o tre volte, aveva corso il pericolo di fracassarla contro le sponde e di perderla.

— Mille demoni! — borbottava il bravo lupo di mare. — Se la continua ancora un po’ verremo scorticati peggio di San Bartolomeo.

Ad un tratto giunse ai loro orecchi un muggito assordante e la corrente divenne vertiginosa.

Cos’era accaduto? Le acque s’erano aperte una nuova via, precipitando nel bacino?

— Dottore! — avevano gridato i tre pescatori, spaventati da quei crescenti muggiti.

— Lasciatevi portare — aveva risposto il signor Bandi.

— Vi è una cateratta dinanzi a noi? — chiese padron Vincenzo.

— Mi sembra.

— Verremo sfracellati, dottore.

— Non può essere molto alta e poi il bacino è profondo.

— E la lampada?

Il dottore provò un brivido.

Come si poteva impedire che si spegnesse se dovevano venire travolti dalle acque precipitanti nel bacino?

Era una cosa assolutamente impossibile.

— Dottore!

— Vincenzo!

— La lampada si spegnerà.

— Fate il possibile per tenerla fuor dell’acqua.

— La spuma già la bagna!

— Attenti!

Dinanzi a loro, agli ultimi sprazzi di luce della moribonda lampada, si vedeva l’acqua a spumeggiare rabbiosamente. Una pioggia leggera cadeva all’intorno.

La cascata non era che a pochi passi. Era alta? Era bassa? Vi erano sotto delle punte rocciose?

— Badate! — gridò un’ultima volta il dottore.

Erano oramai in mezzo alla spuma. Assordati dal fracasso, rotolati, spinti, e risospinti, i quattro disgraziati giravano su loro stessi come trottole, quasi impotenti a mantenersi a galla.