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i naviganti della meloria 147

— Resisterà all’impeto della corrente? — chiese il dottore.

— Mi pare che l’acqua rigurgiti sempre verso la galleria — rispose Vincenzo.

— Roberto non faticherà molto a vincerla.

— D’altronde è un buon nuotatore — disse Michele.

— Bravo ragazzo! — esclamò il dottore. — Credevo proprio di non doverlo rivedere più mai.

— E nemmeno io speravo di...

Padron Vincenzo non potè finire la frase. Al largo fra la profonda oscurità, era improvvisamente echeggiato un urlo che pareva che ben poco avesse di umano. Pareva l’urlo di una belva feroce o d’un negro in delirio.

— Cosa succede? — chiese Michele, impallidendo.

— Che Roberto sia impotente a vincere la fiumana? — si domandò il signor Bandi.

— Ma no! Non era la sua voce! — gridò padron Vincenzo.

Quasi nel medesimo istante si udì distintamente Roberto a gridare:

— Aiuto!

— Roberto! — urlò padron Vincenzo, preparandosi a gettarsi in acqua.

— Aiuto! Simone mi segue!

— Mille demoni! — tuonò il lupo di mare. — Quel cane me la pagherà!

Poi prima che il dottore e Michele avessero avuto il tempo di trattenerlo, il pescatore erasi slanciato a capo fitto nelle tenebrose acque, senza pensare che in quel salto poteva urtare contro qualche cumulo di carbone e fracassarsi il cranio.

Risalito quasi subito a galla senza essersi fatto alcun male, padron Vincenzo s’era messo a nuotare con furore. Per essere più pronto alla lotta, stringeva il coltello fra i denti, un’arma terribile, dalla punta acutissima e solida come le navajas di Toledo.

Dinanzi a sè udiva Roberto a gridare e si dirigeva verso di lui, un po’ a casaccio, non avendo altra guida che la voce del giovane.

— Vengo! Tieni fermo! — urlava il coraggioso lupo di mare. — Quel cane di Simone me la pagherà finalmente.

Già non doveva distare che pochi passi dal pescatore, quando uno scoppio di risa risuonò dietro di lui. Si volse rapidamente e udì qualcuno che batteva furiosamente l’acqua.

— Sei tu Roberto? — chiese.

Prima di ricevere una risposta sentì due mani poderose piombargli addosso e cacciarlo sott’acqua.

Padron Vincenzo comprese di aver da fare col pazzo. Si lasciò andare a picco senza cercare d’opporre resistenza, ma poi con un vigoroso colpo di tallone e due bracciate risalì a galla due passi più innanzi.

Simone sentendosi sfuggire l’avversario, aveva mandato un urlo di belva feroce e si era messo a nuotare all’intorno, fendendo impetuosamente le acque.

Appena a galla, padron Vincenzo aveva gridato: