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CAPITOLO XXIV.

La morte di O’Paddy.


Kara-Olo, fratello di Sulinari, accorreva in persona in aiuto dei naufraghi dell’Oregon, accompagnato da due dayachi del drappello di Malù e da venti dei suoi più valorosi sudditi, armati in gran parte di vecchi ma ancora buoni fucili.

Saputo che i protetti di Sulinari correvano il pericolo di venire assaliti, aveva prontamente radunato i suoi migliori guerrieri e si era lanciato di corsa attraverso la foresta, per proteggerli. Udendo quei primi spari, aveva fatto affrettare la marcia e, come s’è veduto, era giunto in buon punto.

Kara-Olo era più vecchio di Sulinari, più alto, più membruto e fors’anche più valoroso, essendo abituato a corseggiare il mare contro i Bughisi ed i Malesi di Semmeridam e di Tongarran, suoi mortali nemici. Già avvertito di ciò che desideravano gli uomini bianchi e dell’offerta da loro fatta, era accorso per mettersi a loro disposizione.

Più incivilito di suo fratello, avendo già avuto contatto coi bianchi in diverse isole del mar della Sonda, appena si trovò dinanzi ad Held ed ai suoi compagni tese a loro la mano, dicendo:

– Sono ben lieto di essere giunto in tempo per rendere un servigio agli uomini bianchi, che io ho sempre rispettati e dei quali mai ho avuto da dolermi e di proteggere gli amici di mio fratello Sulinari. Sono ai vostri ordini: comandate!

– Lascia innanzi tutto che ti ringraziamo – rispose Held. – Senza il tuo pronto aiuto saremmo caduti nelle mani dei nemici.

– Non oseranno ritornare – disse Kara-Olo. – I miei uomini sono valorosi e di più sono armati di fucili.

– Hai incontrato dei nemici venendo qui?

– Degli esploratori, ma sono fuggiti al nostro appressarsi.

– Cosa ci consigli di fare?