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uno zucchero di colore oscuro bensì, ma molto eccellente; se si lascia invece fermentare, diventa una bibita inebriante, che si chiama tùwak, una specie di arak.

Ma questa palma produce ben altre cose e non meno utili. Dalle sue foglie si ricava una specie di crine assai resistente che serve per fare le corde, gomuti; produce una sostanza cotonacea che viene adoperata come esca; la midolla del suo tronco, che è molto farinacea, serve a fare del pane, che viene molto usato dalle classi povere e che è assai sostanzioso, e persino le sue frutta vengono mangiate, specialmente dai chinesi, che le candiscono. Se trovate di quelle frutta guardatevi bene dal porre in bocca le bucce, perchè sono velenosissime e dagli indigeni vengono adoperate per bagnare le loro frecce.

– Ma vi sono altri alberi, è vero, signor Held, che dànno dei liquidi zuccherini? – chiese il soldato.

– Sì, anche i sontar, i barassus flabelliformes dei naturalisti, dànno un succo assai dolce che viene poi tramutato in zucchero, mettendolo a bollire.

– Ma... signor Held – disse in quell’istante il piccolo Dik, che da qualche tempo fiutava l’aria. – Non vi pare di udire un odore di canfora?...

– Di canfora!... Qui in mezzo alla foresta!... – disse Amely.

– Non vi è da sorprendersi – disse l’olandese. – Il Borneo è il paese che produce la canfora migliore. Vi sarà qualche albero in questi dintorni.

– Eccola laggiù dietro a quel gruppo di betel – esclamò il soldato. – Corpo d’una fregata! Che colosso!...

Infatti, dietro a quel gruppo di piante si rizzava un albero di dimensioni enormi, non in quanto alla sua altezza, ma alla grossezza, poichè cinque uomini non avrebbero potuto abbracciarlo.

Precisamente da quella parte venne un profumo di canfora abbastanza acuto.

– È un vero dryobalanops camphorae – disse il signor Held, che era un po’ botanico. – Avendo del tempo si potrebbe ricavare una bella somma da quel colosso, poichè la canfora del Borneo è la più pregiata di tutte.

– Ma dove contiene la canfora? – chiese Amely.

– Nel suo tronco e ne’ suoi rami, radunata in piccole concrezioni,