Pagina:Salgari - I figli dell'aria.djvu/188

162 capitolo ventesimo


Il mandiki, un po’ rassicurato, si riaccostò alla balaustrata, poi tornò a retrocedere, coprendosi gli occhi colle mani.

— Cadiamo! — gemette.

— È buffo, — disse Rokoff.

— Animo, — disse il capitano, scuotendo il monaco. — Pensate che da questa discesa dipende il vostro avanzamento. Ecco gli abitanti che vi acclamano. —

Una folla numerosissima si accalcava sulla piazza del villaggio, mandando urla di sorpresa e anche di terrore.

Si vedevano donne e fanciulle a fuggire all’impazzata e uscire invece dalle tende uomini armati di fucili e di tromboni.

— Fatevi vedere, — disse il capitano al monaco. — Se fanno fuoco io non scenderò e sarete costretto a rimanere con noi.

— Ho paura! Ho paura! — balbettava il mandiki.

— Se non obbedite vi getto giù! —

A quella minaccia il Calmucco impallidì come un cencio lavato e fu lì lì per lasciarsi cadere. Vedendo però il capitano avanzarsi, si fece animo e si curvò sulla balaustrata, gridando alcune parole.

Le urla erano subito cessate. I Calmucchi avevano lasciato cadere le armi, facendo gesti di maraviglia e di stupore.

Il loro mandiki scendeva dal cielo, portato da quel mostruoso uccello!

La cosa doveva sembrare ben maravigliosa a quei poveri nomadi, che non avevano mai udito parlare nè di aerostati, nè tanto meno di macchine volanti.

La loro sorpresa era tale, che parevano come pietrificati.

Lo Sparviero intanto scendeva descrivendo dei larghi giri che a poco a poco si restringevano, poi le sue ali rimasero tese formando un paracadute assieme ai piani orizzontali e la massa si lasciò cadere proprio in mezzo alla piazza.

La folla, vedendolo abbassarsi, si era ritirata precipitosamente per non farsi schiacciare, mentre il monaco, che aveva riacquistato il coraggio, ritto a prora con un’aria da trionfatore, trinciava benedizioni a destra e a manca, invocando Budda.

Grida d’ammirazione scoppiavano da tutte le parti. Si urlava, si applaudiva il monaco che aveva saputo, certo per opera del dio, domare quell’enorme mostro e renderlo docile ai suoi voleri. Tuttavia nessuno osava accostarsi a quell’uccellaccio di nuova specie, anzi alcuni avevano armato i fucili, temendo un improvviso attacco.