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68 emilio salgari

IX.


Il re dei Baccalai


La Guadiana, nella terribile lotta sostenuta contro i due incrociatori che avevano tentato di catturarla prima che lasciasse le coste africane col suo carico di schiavi, era stata protetta da una fortuna straordinaria.

Malgrado quel furioso abbordaggio, quel terribile cannoneggiamento impegnato col London e quel formidabile colpo di sperone, che aveva sventrato l’incrociatore facendolo colare a picco, aveva subìto delle perdite relativamente lievi e dei danni quasi insignificanti. La sua prua, che doveva essere di una solidità a prova di scoglio, era uscita quasi incolume dall’immensa apertura fatta nel fianco della nave da guerra; si era constatata solamente la spaccatura di un corbetto, proprio alla sua congiunzione coll’asta e con uno dei madieri, ma che non poteva produrre, almeno pel momento, alcuna grave conseguenza, tanto più che si trovava sopra la linea di galleggiamento. Le palle avevano fatto una strage di corde e gran numero di queste erano state recise, ma nel magazzino di prua abbondavano e si potevano facilmente sostituire. Anche l’alberatura aveva sofferto: tre pennoni erano stati fracassati, la delfiniera del bompresso erasi spezzata nell’urto e la coffa dell’albero maestro era stata danneggiata, ma la Guadiana ne teneva altri in riserva ed a bordo non mancavano gli abili carpentieri.

Le perdite dell’equipaggio invece, erano state rilevanti. Dieci uomini erano stati uccisi e altri sei erano stati trasportati nell’infermeria in gravissimo stato; degli schiavi sette erano stati ammazzati da una granata scoppiata nel frapponte, presso la base dell’albero di trinchetto, e altri quattro avevano riportato delle ferite non però molto gravi. Mentre Esteban si affaccendava a curare tutti quei disgraziati, che mandavano strazianti gemiti, mastro Hurtado aveva dato l’ordine di accomodare o di ricambiare gli attrezzi danneggiati e di gettare in mare i cadaveri, operazione questa che fu eseguita al momento, con grande piacere dei pescicani, che seguivano la nave negriera.