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i drammi della schiavitù 27


— Cosa c’è altro?

— Voglio disfarmi anche di una schiava di sangue mezzo bianco.

— Hai fatto prigioniera anche una meticcia?

— Sì, e quantunque sia bella come il sole, non voglio tenerla con me. È fiera come una leonessa ed ha quasi strangolato tre donne del mio harem.

— Che istoria mi narri tu?... Come mai una meticcia si trova qui, nel paese dei negri?

— Tu sai che noi monarchi abbiamo due o trecento mogli. Pare che il padre della ragazza che era un re, possedesse fra le sue anche una donna di razza bianca, probabilmente qualche portoghese di Benguela.

— Tu mi metti in curiosità, Bango. Se vuoi, acquisterò Niombo e la meticcia.

— Ed io te li cedo volentieri, poichè, se devo dirtelo, io ho paura di tutti e due.

— Tratteremo questo affare a parte. Fissami il prezzo dei tuoi negri ora: il tempo passa e non voglio lasciarmi sorprendere qui dalle truppe da sbarco degli incrociatori.

— Per gli adulti mi darai cento pannos ciascuno, per le donne ottanta e cinquanta pei ragazzi. Vedi, compare, che Bango è onesto.

— Come un ladro, — disse il capitano alzandosi, mentre i suoi marinai facevano altrettanto.

— Dove vai? — chiese il monarca spaventato.

— A far salpare le àncore. Al Congo o alla Coanza troverò dei venditori più onesti e meno chiacchieroni di te.

— Il prezzo degli schiavi è in rialzo.

— Ed io me ne infischio dei tuoi rialzi o ribassi. Va’ a derubare chi vuoi, ma non me.

— Fa’ portare delle altre bottiglie di tafià e c’intenderemo meglio.

— Non ho tempo da perdere: vado al Congo.

— Vuoi dunque che io ti regali i miei negri? — piagnucolò l’ubbriacone.

— Ti darò ottanta pannos per gli uomini, sessanta per le donne e quaranta pei ragazzi. Ho detto e non ti darò un pannos di più.

— Aggiungerai una bottiglia di rhum per ogni capo.

— Vada per la bottiglia.

— Un fazzoletto per le mie trecento mogli.

— Vada pel fazzoletto.