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gli scorridori del mare 127

— È vero, però si può alzarlo e metterlo in acqua solamente in caso grave.

— Speriamo tuttavia di giungere felicemente alla costa e di trovare un ottimo rifugio. Non distiamo che quindici miglia.

— Sarà cosa facile trovare una baia sicura, essendovene moltissime a Borneo. Ecco là sottovento il monte di Kini-Belu; approderemo sulle coste orientali che sono le più frastagliate.

— Sapreste dirmi, capitano, chi ha scoperto questa immensa isola?

— Giorgio Mendez, nell’anno 1521.

— Però si dice che quest’isola sia ancora poco conosciuta.

— Sì, di Borneo sinora non si conoscono che certe coste. Si sa che l’interno è coperto di fitte boscaglie e attraversato da vaste pianure, che il terreno è di una fertilità prodigiosa giacchè produce, senza coltivarlo, tutti gli aromi e tutte le piante preziose dei tropici. Si sa pure che questa immensa isola è abitata da selvaggi feroci e da pirati sanguinari che respingono qualunque relazione coi bianchi, che tagliano il capo ai prigionieri e che non di rado si nutrono di carne umana. Per di più le foreste sono abitate da enormi tigri, da serpenti colossali e da scimmie gigantesche e feroci.

— Ecco un avviso che viene a tempo, — esclamò il secondo.

— E perchè? — chiese il capitano.

— Perchè avevo intenzione di andare alla caccia dei tucani.

— Potete andarvi, poichè le coste settentrionali in generale sono quasi disabitate; guardatevi però dai denti e dagli artigli delle tigri e dei gaviali.

— Che brutta costa, capitano Parry. Guardate quante scogliere aguzze coronano quelle selvagge sponde.

Il capitano volse uno sguardo verso l’isola.

La costa era piuttosto bassa, circondata da roccie, da scogliere aguzze e da banchi così pericolosi da rendere l’approdo quasi impossibile. Folte foreste, formate d’alberi alti ottanta o cento piedi, coprivano le spiagge, mentre numerosi torrenti e dei fiumicelli si versavano in mare, aprendosi faticosamente il corso fra le sabbie dei banchi.

La Garonna continuava a navigare parallelamente alla costa, cercando una baia sicura.

Le scogliere diventavano però sempre più pericolose e più numerose ed il mare vi si frangeva con estremo furore, cagionando una viva risacca.

In capo a un’ora, il capitano Parry scoprì una baia profonda, la quale poteva contenere una mezza dozzina di navi.

La Garonna si avvicinò a terra, attraversò le scogliere che circondavano l’entrata della baia e si avanzò lentamente verso la spiaggia. Il capitano fece gettare lo scandaglio, temendo che vi fosse qual-