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gli scorridori del mare 107

quattro cannoni avvamparono insieme, fulminando i francesi a trenta passi di distanza.

Questi, presi fra la mitraglia dei cannoni e il fuoco dei fucilieri compresero che la partita era perduta e ripiegando prontamente, cercarono d’imbarcarsi.

Cinque minuti dopo le quattro lancie, portando numerosi feriti, prendevano il largo, lasciando parecchi cadaveri sulla spiaggia.

Anche dall’altra parte le cose volgevano alla peggio pei francesi. La fregata, troppo esposta al fuoco, aveva sofferto enormi danni, malgrado il suo incessante tuonare.

Vele, pennoni, attrezzi erano stati assai maltrattati dalle palle. Il ponte era tutto coperto di rottami, di schegge e di cadaveri e le murate non resistevano quasi più. Nondimeno per qualche ora la nave resistette al fuoco, poi con un fiocco e la vela di maestra si allontanò di quattro miglia dal forte.

Un hurrà fragoroso s’alzò fra i pirati. La vittoria era stata completa, però anche lo stato del forte era compassionevole. Una grande parte del muro di cinta era franato, così pure alcuni bastioni, ma ciò non importava nulla. Erano danni che si potevano riparare in qualunque momento.

Alla sera, mentre i pirati celebravano la vittoria con un banchetto, un forte vento cominciò a soffiare da sud ed il cielo si coperse di densi nuvoloni. Il mare, diventato agitatissimo, si frangeva con estrema violenza. Grosse ondate venivano a rompersi con grande fragore sulle roccie e sugli scogli, schizzando a grande altezza.

La fregata, avariata come era, non doveva trovarsi troppo bene fra gli elementi scatenati.

Tutta la notte il vento soffiò fortissimo, accompagnato da furiosi acquazzoni ed il mare si mantenne agitatissimo.

Nondimeno le sentinelle vegliarono attentamente, temendo ancora una sorpresa.

Al mattino, appena spuntò l’alba, il capitano e i marinai volsero i loro sguardi sul mare tuttora sconvolto, e non videro più la fregata.

— È sparita! — esclamarono alcuni.

— Sarà andata a picco, — risposero gli altri.

— Si dovrebbero vedere dei rottami, — osservò il secondo.

— Mentre non si vede nemmeno un albero, — disse il capitano. — Io temo...

— Che cosa? — chiese il secondo.

— Che abbia preso il largo per farci pagare cara la vittoria.

— E come?

— Temo che la Bellona si sia diretta verso l’Australia per cer-