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un terribile pericolo 69


gli uomini che c’erano dentro. Una battaglia feroce s’impegnò al vacillante chiarore delle lampade.

I quattro uomini armati di scuri si battevano con disperata energia, picchiando per ogni dove colpi formidabili, sprofondando le loro armi in quelle masse carnose, dalle quali uscivano torrenti di liquido gelatinoso e nauseante. Già quattro tentacoli erano stati mozzati ed un quinto schiacciato quando il mostro giunse presso il battello inondandolo con una scarica d’un liquido nero, simile all’inchiostro, impregnato di muschio. Aprì quindi il becco e lo chiuse contro lo sperone di acciaio che gemette come fosse lì lì per ispezzarsi. Il battello, scosso furiosamente, inclinossi a babordo imbarcando una mezza tonnellata di acqua. O’Connor, sir John e Burthon caddero l’un sull’altro, ma Morgan rimase in piedi.

L’intrepido macchinista alzò la scure e percosse furiosamente e per ben tre volte il mostro, il quale, colpito mortalmente abbandonò subito il battello. I tentacoli che ancor gli restavano batterono per qualche istante le acque, i suoi occhioni brillarono un’ultima volta gettando sinistri bagliori, poi s’enfiò, divenne livido, poi rossastro, s’agitò convulsivamente indi s’irrigidì lasciandosi trascinare dalla corrente.

Il battello con pochi colpi di remo lo raggiunse e Morgan l’ormeggiò a tribordo con un solido rampone.

— È proprio morto, disse l’ingegnere che si era subito rialzato.

— Ma è orribile! esclamò O’Connor.

— Schifoso, disse Burthon, che rabbrividiva ancora. Non ho mai visto un bestione simile. Dimmi, marinaio, ne hai incontrati sul mare, di questi mostri?