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un polipo gigante 65


Appese nuovamente la lampada, ricaricò la pipa, l’accese e tornò sedersi a poppa cogli occhi bene aperti e le orecchie tese.

Erano scorsi appena cinque minuti quando un braccio lungo lungo e rotondo alzossi dinanzi la prua. L’estremità di quello strano membro si posò sulla lampada appesa al piccolo bompresso, l’agitò per qualche istante, la staccò, la sollevò nell’aria ad una altezza di cinque o sei metri, poi l’abbassò descrivendo strane curve e la tuffò nelle negre acque. Burthon udì distintamente lo stridìo della fiamma che spegnevasi al contatto del liquido. Balzò in piedi, pallido, atterrito, coi capelli irti.

Guardò con ispavento a poppa temendo di vedere un secondo braccio, poi si curvò rapidamente sull’ingegnere che russava sonoramente e, tremando, lo svegliò.

— Che hai? chiese sir John alzandosi sulle ginocchia.

— Signore, balbettò il meticcio. Succedono certe cose.... Io non ho mai creduto agli spiriti, ma... to! tremo come se avessi la febbre.

— Cos’è accaduto?

— Hanno portato via la lampada di prua.

— Chi?...

— Non lo so. Ho visto un braccio smisurato afferrarla, alzarla e poi cacciarla in acqua.

— Hai sognato, amico mio.

— Avete torto a non credermi, signore.

— Ma a chi apparteneva quel braccio?

— Sorse dall’acqua, non ne so di più.

L’ingegnere, più sorpreso che spaventato, s’alzò afferrando una scure. Vide subito che la lampada non era più al suo posto.

— C’è da meravigliarsi! esclamò. Che ci sieno

          5 Duemila leghe ecc. Vol. 1.