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61 un polipo gigante


L’Huascar a quella vigorosa contro-spinta non resistette e si gettò fuori di via radendo lo scoglio.

— Saldi in gambe! gridò Morgan.

Burthon e O’Connor non ebbero il tempo di aggrapparsi ai banchi e caddero in mezzo ai barili e alle casse che correvano disordinatamente da babordo a tribordo.

L’Huascar scendeva con rapidità vertiginosa, ora strisciando sul pendio con uno stridore inquietante, ora urtando, ora sbandandosi e ora balzando sulle acque.

L’ingegnere e Morgan, coi remi cercavano di moderare la corsa che diventava sempre più rapida, ora arrancando contro acqua e ora puntando.

— Attenzione! gridò ad un tratto sir John.

L’Huascar era a pochi metri dal fondo della rapida, e stava per immergere la prua nelle acque. I quattro uomini, trascinando i barili e le casse più pesanti, si aggrapparono alla poppa.

— Coraggio! gridò l’ingegnere.

Il battello giunse al fondo. La sua prua, per l’inclinazione fortissima della rapida, sparve sott’acqua, ma subito si rialzò. I quattro naviganti, vedendo la poppa abbassarsi e imbarcare acqua, furono pronti a lasciare il posto, sicchè il battello, equilibrato, riprese la sua posizione normale.

— Dove andiamo? chiese Morgan precipitandosi verso il forno della macchina che l’acqua aveva spento.

L’ingegnere girò all’intorno un rapido sguardo. A babordo v’era un’alta sponda che formava una infinità di fiords microscopici, capaci tuttavia di riparare un grosso battello.

— A terra, disse.

Con pochi colpi di remo l’Huascar fu spinto in uno di quei fiords e i cacciatori e l’ingegnere