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CAPITOLO VIII.

Un polipo gigante.

La situazione era disperata. Il battello, semirovesciato per l’improvviso spostamento del carico, cacciato dentro ai due scogli, investito furiosamente a poppa dalla massa enorme delle acque, rollava, si sollevava, beccheggiava, gemeva, strideva, minacciando di sfracellarsi o d’aprirsi. Le ondate, urtandovi contro, balzavano a bordo inondando i viveri, la macchina e gli uomini.

Ancora pochi minuti, forse pochi secondi e una catastrofe forse irreparabile avrebbe compromesso per sempre le sorti di quella spedizione con tanti sacrifici, con tanta audacia e con tante speranze intrapresa.

L’ingegnere con un solo sguardo comprese la gravità della situazione.

Ordinò a Burthon e a O’Connor di portarsi a poppa onde coi loro petti formassero una barriera alle acque che irrompevano nel battello, poi si slanciò a prua seguito da Morgan, entrambi armati di una solida manovella.

— Tenete fermo! gridò al marinaio e al meticcio.

Cacciò la manovella in un crepaccio dello scoglio e fece forza. Morgan, che aveva subito compresa la manovra, lo imitò.