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il tesoro degli inchi 17


— A dissotterrare un documento che ci guiderà alla scoperta di un gran tesoro.

— Alla scoperta di un tesoro! esclamarono il meticcio e l’irlandese.

— Sì, amici.

— Ma di chi è questo tesoro?

L’ingegnere in poche parole li informò di quanto gli aveva confidato Smoky.

— In cammino, amici, diss’egli quando ebbe terminato.

Si riposero in via, seguendo sempre il sentieruzzo, e poco dopo giungevano dinanzi ad un acero tagliato a mezza altezza. L’ingegnere piegò a destra, contò, come gli aveva detto l’indiano, quindici passi e si arrestò dinanzi ad un altro acero sul quale vedevansi tre profonde incisioni.

— Scava qui, Burthon, disse.

Il meticcio afferrò la zappa e cominciò a scavare, mentre O’Connor, armatosi della vanga, gettava via la terra. Ad un tratto la zappa urtò contro un corpo molto duro il quale diede un suono metallico.

Burthon si chinò sulla fossa, cacciò le mani entro la terra e facendo uno sforzo poderoso tirò su una cassetta di ferro lunga un piede e larga sei pollici e coperta da un fitto strato di ruggine.

Sir John l’esaminò attentamente sperando di trovare qualche molla che permettesse di aprirla, ma nulla vide. Prese la zappa e percosse le cerniere con tal violenza che si spezzarono di colpo.

Burthon strappò via il coperchio e apparve un rotolo di cartapecora, giallo assai, legato con una catenella d’oro.

— Il documento! esclamarono i cacciatori con viva emozione.