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108 capitolo xiii.


— Degli uccelli! esclamò sir John.

— E degli uccelli notturni, aggiunse Morgan.

— Ma da dove vengono? chiese il meticcio che cadeva di sorpresa in sorpresa.

— Spero che lo sapremo e fra poco. Avanti!

Morgan s’affrettò a raggiungere la macchina. Il battello, spinto dall’elice, entrò nel nuovo fiume che scendeva con una certa rapidità, stretto fra due alte rive, dalle quali si precipitavano numerose cascate. Dopo cinquecento metri, sir John, volendo risparmiare il combustibile che era di già assai scarso, fece spegnere i fuochi.

Il fiume tendeva allora ad allargarsi e diventava assai tortuoso. Di quando in quando apparivano delle nere scogliere sulle quali vedevansi numerosi uccelli dalle pupille grandi, rotonde e giallastre. Alcuni di questi anzi, grossi assai e armati d’un robusto becco ricurvo, volteggiarono sul battello e più d’uno cercò di lacerare la rete metallica delle lampade.

Burthon e O’Connor che bramavano ardentemente un arrosto di carne fresca, cercarono di pigliarne qualcuno, ma non vi riuscirono.

Un’ora dopo l’Huascar girava una grande punta formata da altissime rupi. Quasi subito si sentì un buffo d’aria fresca, ricca d’ossigeno.

— To’! esclamò il meticcio respirando a pieni polmoni. Da dove viene quest’aria vivificante?

— Ci deve essere qualche apertura, disse sir John.

— Signore! signore! esclamò O’Connor. Cosa vedo!...

— Cosa vedi? chiesero ad una voce sir John, Morgan e Burthon.

— Là, là, guardate!... guardate dritta la prua!

Tutti e tre guardarono verso la direzione in-