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capitolo v. - le coste della patagonia 45


— Ho... ho... che sono cresciuto di due libbre!... Capite, amico mio, due libbre guadagnate in pochi giorni! Urràh pel mare!... Viva il polo!... Diventerò presidente della Società degli uomini grassi e detronizzerò Dorkin!

Un fischio acuto echeggiò in quell’istante nella baia.

— A bordo! disse Wilkye. La Stella Polare sta per ripartire.

— Sì, a bordo, a bordo!... gridò Bisby, che pareva fosse impazzito per la gioia. È sul mare che io ingrasso! Ah! non averlo saputo prima! A quest’ora sarei grasso come un ippopotamo!

L’equipaggio della goletta aveva completato le provviste di carbone e il capitano Bak chiamava a bordo le persone che si trovavano a terra. La macchina era sotto pressione e dalla ciminiera uscivano fitte nubi di fumo nerissimo.

Linderman, Wilkye, Bisby ed i due velocipedisti si affrettarono a imbarcarsi.

La Stella Polare si scostò dalla banchina, uscì dal porto e s’inoltrò nel canale di San Carlo, passando fra le due isole maggiori di West Falkland e di Ost Falkland. Le spiaggie di quelle isole apparivano aride, ruinate e sventrate dall’eterno corrodere delle onde e affatto deserte. Solo di quando in quando, in fondo a qualche baia, appariva qualche capanna o sull’alto delle rupi si scorgeva qualche uomo occupato a raccogliere i tussak, specie di vimini che crescono presso le spiaggie e che vengono adoperati nella costruzione delle capanne, o dei canestri e delle stuoie.

Su quelle isole, la popolazione è scarsa, assai, quantunque abbiano una superficie di 11,500 chilometri quadrati. Si contano tutt’al più quattrocento abitanti, compresa la piccola guarnigione inglese che è accasermata