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sperando d’incontrare qualche nave baleniera che venisse in vostro soccorso. Avremo forse commessa una cattiva azione abbandonando il signor Bisby; ma col suo formidabile appetito ci avrebbe consumate le poche provviste in quattro giorni.

— Quella nave dunque è?... — chiese Wilkye.

— Una baleniera americana montata da nostri compatriotti.

— Grazie, amici; ci salvate da una tremenda catastrofe.

— Signor Bisby, dissero i marinai, — non ci serberete rancore per la nostra mala azione?

— Ma che!... esclamò il negoziante. — Qui, sul mio cuore, miei bravi marinai, ma a condizione di pregare il cuciniere di bordo d’allestire un pranzetto per trenta persone. Che diavolo!... Ho ben diritto d’ingrassarmi un po’, ora che sono diventato magro come un’aringa affumicata.

— A bordo, disse Wilkye. — Bisogna inviare soccorsi al secondo drappello.

Venti minuti dopo Wilkye ed i suoi compagni giungevano a bordo della baleniera l’Hudson, del dipartimento marittimo di Norfolk. Il capitano Klemer, un buon bostoniano, proprietario della nave, fece la più ospitale accoglienza agli intrepidi suoi compatrioti ed ai superstiti della spedizione inglese.

Informato che il secondo drappello si trovava ancora sul continente ed in critiche condizioni, organizzò tosto una spedizione di soccorso composta di otto marinai muniti di viveri, di una piccola farmacia, di parecchie bottiglie di succo di limone e di vino generoso pei colpiti dallo scorbuto.

Wilkye e Blunt si misero alla testa del drappello ed il giorno dopo incontravano Peruschi, Linderman ed i ma-