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posseggo, e vorrei dormirvi tranquillamente nè più nè meno che stando a terra.» Un terzo sostenne essere impossibile che quel vascello avesse potuto penetrare in quel canale dove non potevano pescare abbastanza nemmeno i battelli; affermò di averlo veduto dar fondo al di là dell’isola d’Ambra, di modo che se la mattina facesse vento starebbe in sua mano il trarsi in alto o l’entrare in porto; altri dissero altro, e mentre quella gente così cicalava alla maniera de’ creoli sfaccendati, Paolo ed io ce ne stavamo taciti affatto. Rimanemmo colà fino al primo albeggiare; ma il cielo era ancora fosco sì, che niuna cosa si poteva discernere in mezzo all’acqua tutta coperta di nebbia: vedemmo soltanto una specie di nube oscura, che ci fu detto essere l’isola d’Ambra, la quale sta discosta dalla terra qualche mezza lega. In quel luogo tenebroso non si vedeva altro che la punta del lido, su cui eravamo, ed alcuna delle vette de’ monti posti dentro l’isola, le quali si travedevano a quando a quando framezzo alle nuvole ond’erano attorniate. Intorno alle sette del mattino si udì nel bosco un suono di tamburo; era il governatore monsignor De la Bourdonnais che veniva a cavallo, accompagnato da una mano di soldati, e seguito da un gran numero di abitanti e di mori. Egli collocò i suoi soldati sulla spiaggia, ed ordinò che sparassero tutti a un tratto i loro fucili. Fatto appena questo sparo si vide sul mare una luce, e quasi nel tempo stesso s’udì un colpo di cannone. Si conobbe allora che il vascello era poco lontano, e corse ognuno a quella volta: colà apparve per entro alla nebbia il corpo di un gran vascello colle sue antenne; ed eravamo sì presso a lui, che, non ostante il gran romore delle onde, si udiva il fischio del comandante, e la voce de’ marinari che tutti insieme gridarono per tre volte: Viva il re! Perciocchè questo è il grido de’ Francesi tanto negli estremi pericoli, quanto nella grande esultanza: pare che in mezzo ai pericoli vogliano chiamare in soccorso il loro principe, ovvero, che annuncino d’essere vicini a morire per lui. Dall’istante, in cui il Saint-Geran s’avvide che noi eravamo in situazione da poterlo soccorrere, continuò lo sparo del cannone di tre in tre minuti. Il signor De la Bourdonnais ordinò che fossero accesi grandi fuochi