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paola e virginia 21

stui un uomo d’alta statura, secco, di un colorito olivastro, occhi incavati e sopraccigli neri ed aggrottati. Virginia, tutta sbigottita, dando braccio a Paolo, si fece innanzi a quell’uomo, e lo pregò per l’amor di Dio che volesse perdonare alla sua schiava, la quale era rimasta indietro in poca distanza. Egli non abbadò sulle prime a que’ due fanciulli poveramente vestiti; ma quando ebbe adocchiate le forme eleganti di Virginia, la sua bella testina bionda sotto un’acconciatura turchina; quando ebbe avvertito la dolcezza della sua voce, che tremava con tutte le membra nel domandargli grazia, tolse dal labbro la sua pipa, ed alzata la canna verso il cielo, giurò orrendamente che perdonava alla sua schiava, non già per l’amore di Dio, ma per l’amore di quella che intercedeva. Virginia fece allora cenno alla schiava di venire avanti; disparve quindi velocemente, e Paolo le tenne dietro.

Risalirono per dove erano scesi, e giunti al sommo si posero a sedere sotto un albero vinti dalla stanchezza, dalla fame e dalla sete. Avean fatto quel di più di cinque leghe a digiuno. «Sorella, disse Paolo a Virginia, è passato il mezzogiorno, tu hai fame e sete; qui non c’è verso di trovar da mangiare; scendiamo e andiamo a domandarne al padrone di quella schiava. — Oh! non mai, mio caro, rispose Virginia, io ne ho avuta troppa paura. Ricordati quel che dice la mamma: il pane del malvagio riempie la bocca di sabbia. — Che far dunque? disse Paolo, questi alberi non dànno che cattivi frutti; non vi è qui neppure un tamarindo o un limone per ristorarti. — Dio avrà pietà di noi, rispose Virginia; egli ascolta la voce degli uccellini che gli dimandano pastura.» Ella aveva appena detto questo, quando udirono il susurro di una sorgente che cascava da una roccia ivi presso. Vi accorsero e poi ch’ebbero spenta la sete con quelle acque più limpide che il cristallo, mangiarono un po’ del nasturzio che verdeggiava sul margine di quella fontana; e nel guardarsi d’attorno per cercare un cibo più solido, Virginia raffigurò per entro il bosco un palmisto novello: ottimo a mangiare è il cavolo che sta sulla cima di quest’albero framezzo alle foglie; ma sebbene il suo fusto non fosse più grosso di una gamba, era alto più di sessanta piedi. Il legno di quest’albero