Pagina:Saint-Pierre - Paolo e Virginia, 1883.djvu/110


paolo e virginia 103

fra le innocenti nostre brame noi abbiamo qualche volta desiderato di non aver che occhi per goder meglio i colori ricchissimi dell’aurora, di non avere altro senso che l’odorato per gustare d’avvantaggio la fragranza mattutina delle nostre piante; di non aver che l’udito per sentir meglio i soavi canti de’ nostri uccelli, e di non essere altro che cuore per consacrarlo alla riconoscenza verso il datore di tanti beni: ma adesso l’anima mia posta alla sorgente da cui deriva tutto quanto giugne di bello e di piacevole sulla terra vostra, vede, gusta, intende e tocca immediatamente ciò che essa non poteva allora sentire che per mezzo degli organi suoi debolissimi. Ah! chi potria descrivere queste eterne piagge orientali, onde sono abitatrice per sempre? Noi godiamo qui un sentimento puro ed aperto di tutte le consolazioni create dalla potenza infinita, dalla bontà celeste per conforto dei cuori: noi gustiamo tutta l’armonia che può derivare dalla fervida corrispondenza di mille esseri amanti e felici. Fa cuore dunque, o mio Paolo, sostieni la prova che ti è data a fine di accrescere la felicità della tua Virginia con un amore che non avrà fine più mai, con immortali nozze, delle quali non vedremo mai spente le faci. Allora io consolerò le tue pene, allora io asciugherò il tuo pianto. O mio caro! O mio giovinetto marito! Volgi la tua mente all’Eterno e ti sarà facile il sopportare i guai d’un minuto.»

Qui la mia commozione pose fine al mio discorso; e Paolo, mirandomi fisamente sclamò: «Aimè! ch’io l’ho perduta! Io l’ho perduta!» e dopo questo doloroso grido cadde in un lungo svenimento, dal quale, come fu rinvenuto, disse: «Poichè la morte è un bene, e che Virginia è felice, voglio morire anch’io ed unirmi a lei.» Per tal modo tutto quello ch’io avea detto per confortarlo non valse che a fomentare il suo disperato talento. Io somigliava ad uno che si affatica per trarre dai gorghi di un torrente un uomo che vuole abbandonarvisi in ogni modo: il dolore lo avea vinto. Infelice! egli non aveva provata niuna di quelle disgrazie della prima età che dispongono l’uomo ad entrare nella carriera della vita.

Lo ricondussi finalmente a casa sua, dove trovai sua madre e la signora De la Tour più rifinita che mai: