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74 | LA DODICESIMA NOTTE O QUEL CHE VORRETE |
contro zero che non vorrà veder me. Il conte stesso che è qui vicino le fa la sua corte.
Tob. Ella non cura il conte, nè vuole uno sposo al disopra di lei per fortuna, per età, o per spirito. Io gliene ho udito fare il sacramento.
And. Resterò allora un altro mese. Son l’uomo che ha le idee più pazze di questo mondo: talvolta mi piaccio nelle mascherate, tal’altra nei balli e nei conviti.
Tob. Siete voi valente in sì fatti negozii, cavaliere?
And. Quanto ogni altr’uomo d’Illiria: al disopra anche dei superiori: io posso danzare come ogni paladino di Francia.
Tob. E perchè nascondere siffatti talenti? Perchè lasciar tai doni dietro al tappeto? Essi arruggineranno fra la polvere come un vecchio stemma dimenticato. Il mondo non vuole che simili talenti si nascondano, e contemplando ora la meravigliosa costituzione della vostra gamba, mi rimprovero di non avere da me conosciuto che dovevate essere eccellente in molti esercizii ginnastici.
And. Sì, la mia gamba è ben fatta, ed empie con molta grazia una calza color di fiamma. — Vogliamo andare a qualche diporto?
Tob. Esordiremo prima con un fiasco. (escono)
SCENA IV.
Una stanza nel palazzo del Duca.
Entrano Valentino e Viola vestita da paggio.
Val. Se il duca continua a tenervi nel suo favore, Cesario, voi andrete molto in alto: sebbene da tre giorni soli vi conosca, egli è già divenuto con voi molto familiare.
Viol. Voi dunque temete o la sua incostanza o la mia negligenza, per porre così in dubbio la durata del suo affetto per me. È egli forse incostante?
Val. No credetemelo. (entrano il Duca, Curio e seguito)
Viol. Ve ne ringrazio. — Ecco il conte che giunge.
Duc. Chi vide Cesario, olà?
Viol. Egli è vicino a voi, signore: eccomi.
Duc. Ritiratevi un istante in disparte (agli altri), Cesario, tu ora sai tutto: io ti ho aperto il mio cuore, e svelati ti ho tutti i miei segreti. Perciò, buon giovine, dirizza i tuoi passi verso di lei, e non lasciarti impedire l’entrata: appostati a’ suoi usci, e di’ a