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ATTO QUINTO 351

tortorella invecchiata, andrò a posarmi su qualche ramo secco, e là gemerò sulla perdita del mio caro sposo, che non ritroverò mai, fuorchè discendendo io stessa nella tomba.

Leon. Calmatevi, Paolina: voi dovreste prendere un nuovo consorte col mio consenso, com’io prendo una sposa col vostro; è un patto fatto fra di noi, e confermato dai nostri giuramenti. Voi avete trovata la mia sposa; ma come? me ne risponderete, perchè a me parve di vederla morta, e molte volte andai a pregare sul suo sepolcro. Non muoverò molto lungi, (perchè conosco in parte i suoi segreti sentimenti) per trovarvi un onorato marito. Avvanzatevi, Camillo, e prendete la sua mano; il suo merito e la sua virtù son ben riconosciuti e attestati qui dalla fede di due re. Lasciamo questi luoghi. — Voi fissate i vostri sguardi su mio fratello, (a Er.) e perdonatemi entrambi d’avervi potuto sospettare capaci di colpa. Ecco vostro genero, il figlio del re, che per volere del Cielo ha impegnata la sua fede colla figlia vostra. — Cara Paolina, conducetene in un luogo dove possiamo con agio interrogarci, e risponderci mutuamente sulla parte che ognuno di noi ha compita in questo lungo intervallo di tempo che è trascorso dall’istante in cui siamo stati separati: affrettatevi a guidarne. (escono)


fine del dramma