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ATTO PRIMO 197

turosa: essi ti ammoniscono di sotterra di ritirarti da questo cimento, finchè lo puoi; ascolta, Pericle, il loro consiglio.

Per. Antioco, ti ringrazio del tuo ammonimento e degli esempi che mi poni innanzi di nostra fragilità, che sempre più mi fan chiaro come la vita non sia che un soffio, e come il confidare in essa proceda da stoltizia; ma io sono fermo nel mio proposito. A simiglianza dei moribondi, che cogli occhi fissi nel cielo hanno obbliate tutte le gioie terrestri, io fo il mio testamento, e lascio le mie ricchezze alla terra da cui mi vennero, auguro pace a voi, e in voi trasfondo (alla figlia di Ant.) tutta quella piena di amore che m’inonda. Così parato alla vita o alla morte chieggo, Antioco, la prova, sprezzando ogni consiglio.

Ant. Leggete questa scritta dunque, e se non la spiegate, assoggettatevi al destino che colpì tanti altri prima di voi.

Figlia. In tutto, fuorchè in ciò, possa tu essere fortunato!

Per. Io entro da valente campione nella lizza, e non chieggo soccorso che alla mia passione e al mio coraggio. (legge l’enigma)

Non sono una vipera, e nondimeno mi alimento della carne della madre che mi generò; cercai un marito, e non trovai che un padre. Egli è padre, figlio e dolce consorte; io figlia, madre e sposa avventurata; come ciò essere possa toccherà a voi a spiegarlo, se vi cale di respirare anche un poco le aure del dì. — Astruso è il concetto, ma voi, potenze del Cielo, che stenebrate talvolta gli occhi dei mortali, perchè non li lasciate perpetuamente ciechi, se questa è la luce che dove ad essi sfolgorare? La lettura di queste parole mi fe’ impallidire. Oh vaga forma! (prendendo una mano della principessa), io potei amarti, e ancora ti amerei se, quanto bella, tu fossi stata virtuosa. Ma debbo dirvi... ah no! i miei pensieri si ribellano... pure non è uomo chi, lasciandosi vincere dai sensi, pone in non cale la virtù. Voi siete un amabile strumento, che ben toccato, avrebbe renduta una musica da intenerire i cieli; ma suonato da mano profana, l’inferno solo potrebbe ora udirne gli accordi. Di voi più non mi curo.

Ant. Principe Pericle, lascia quella mano, se ti è cara la vita, perchè questo è ancora un articolo del nostro patto pericoloso come il resto. — Il vostro tempo è passato; o spiegate l’enigma, assoggettatevi alla vostra sentenza.

Per. Gran re, pochi amano udirsi rinfacciar quelle colpe che loro piace di commettere; le mie parole potrebbero offendervi. Chi tiene a registro tutte le azioni dei sovrani, adoprerà con più prudenza lasciando chiuso il libro, che aprendolo per leggervi.