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ATTO SECONDO


SCENA I.

Sant'Albano.

Entrano il re Enrico, la regina Margherita, Glocester, il Cardinale e Suffolk con falchi e in abiti da caccia.

Mar. Credetemi, signori, da sette anni non ridi più bella caccia, sebbene il vento fosse fortissimo, e vi fosse dieci a porre contr’uno che il vecchio falco del re, infiammato dal suo ardore, avrebbe preso il volo senza far ritorno.

Enr. Ma con quale impeto, Glocester, il falco vostro si è avventato! A quale immensa altezza è rapidamente giunto al di sopra di tutti gli altri! Soggetto di riflessione è questo, vedendo quale istinto il Dio del Cielo ha posto in tutte le sue creature! L’uomo e l’uccello aspirano del pari ad innalzarsi.

Suff. Nulla è meno meraviglioso, se Vostra Maestà mi concede di dirlo, che di vedere i falchi del lord Protettore andare sì insù. Essi sanno che il loro signore ama le superne regioni e porta i suoi pensieri al di là di ogni limite.

Gloc. Milord, ignobile è quella mente che non sa elevarsi al disopra del volo di un uccello.

Car. Io pure lo credo; egli ama le nubi.

Gloc. Sì, milord cardinale; che vorreste dire con ciò? Non sareste voi lieto di potervi innalzare sino al Cielo?

Enr. Al soggiorno dell’eterna gioia!

Car. Il tuo Cielo è sulla terra: i tuoi occhi e i tuoi pensieri si aggirano sopra una corona, delizia del tuo cuora Terribile Protettore, pari pericoloso, che sai piaggiare il re e ingannare il popolo.

Gloc. Oh! un cardinale si lascia travolgere da tanta collera? Tantae ne animis coelestibus irae? Gli ecclesiastici sono sì ardenti? Buon zio, cela la tua malignità; come la concilii tu col tuo santo carattere?

Suff. Non v’è malignità, signore; ei non fa che ciò che si addice in sì giusta contesa contro sì odioso pari.

Gloc. Qual pari, milord?

Suff. Voi stesso; così piaccia alla sovranità del lord Protettore.