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ATTO QUINTO 397


Bian. Cambio si è trasformato in Lucenzio.

Luc. L’amore compie questi miracoli. L’amore di Bianca mi fece mutar stato con Tranio, intantochè egli riempiva le mie parti per la città, e felicemente io giunsi al desiderato asilo dove solo potevo essere contento. Ciò che Tranio fece, lo fece per comando mio; vogliate dunque perdonargli, mio buon padre, per amore di me.

Vin. Ammaccherò il naso del villano che voleva farmi andar in carcere.

Batt. Ma udite, signore. (a Luc.) Avete voi sposata mia figlia, senza chiedermi il mio consenso?

Luc. Non temete. Battista; sarete soddisfatto sopra ogni cosa; ma vuo’ vendicarmi di questa frode. (esce)

Batt. Ed io pure, e vuo’ analizzarla in ogni sua parte. (esce)

Luc. Non impallidire, Bianca; i nostri padri si calmeranno. (esce con Bianca)

Grem. Tutto è finito per me: ma li seguirò dentro la casa, sebbene non abbia più altra speranza ora che quella di partecipare al banchetto. (esce; Petrucchio e Caterina si avanzano)

Cat. Sposo, seguiamoli per vedere il termine di tutto ciò.

Pet. Prima dammi un bacio, Caterina, e poscia andremo.

Cat. Qui in mezzo alla strada?

Pet. Arrossisci forse di me?

Cat. No, signore; Iddio me ne guardi: — ma mi vergogno di dovervi qui baciare.

Pet. Allora torniamo a casa nostra. — Animo, indietro.

Cat. No, no; vi bacierò: ve ne prego, mio amore, fermatevi.

Pet. Non va bene così?.... Vieni, mia cara Caterina, la tua bontà è venuta tardi, ma meglio tardi che mai: vieni, anima mia. (escono)

SCENA II.

Una stanza nella casa di Lucenzio.

Entrano Battista, Vincenzo, Gremio, il Pedante, Lucenzio, Bianca, Petrucchio, Caterina, Ortensio, e la Vedova. Tranio, Biondello, Grumio ed altri apprestano vivande.

Luc. Alla fine dopo tanti litigi eccoci tutti amici: ed è tempo, quando i furori della guerra sono cessati, di sorridere ai pericoli a cui ci sottraemmo. Mia bella Bianca, salutate mio padre, mentre io saluterò il vostro. — Fratello Petrucchio, sorella Ca-