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336 È TUTTO BENE QUEL CHE A BEN RIESCE

prima! — Cielo! degnati benedirla, o fammi morire prima che essa abbia effetto.

Laf. Vieni, mio figlio, tu, in cui deve perpetuarsi il nome della mia famiglia. Dammi qualche pegno di tenerezza che splenda agli occhi della figlia mia, e che l’induca a venir qui tosto. (Belramo gli dà un anello). Per la mia vecchia barba, e pel resto dei miei bianchi capelli, sparsi sulla mia fronte, l’estinta Elena era una vaga creatura. Fu un anello simile a questo che le vidi in dito l’ultima volta che ella si accomiatò dalla Corte.

Bel. Questo non le appartenne mai.

Re. Mostrate, ve ne prego, perchè il mio occhio quando io le parlava si affiggeva spesso sopra quell’anello, che un tempo fu mio, e ch’io le donai, raccomandandole che, se mai si fosse trovata in circostanze da abbisognare de’ miei soccorsi, si facesse riconoscere con esso, ch’io tosto l’avrei aiutata. Sareste voi stato così crudo da toglierle un dono della mia riconoscenza, il di cui possesso era per lei della più alta importanza?

Bel. Mio augusto sovrano, checchè vi piaccia di crederne, codesto anello non fu mai suo.

Cont. Mio figlio, sulla mia vita! io l’ho veduto a lei, e al pari ella sua vita essa lo amava.

Laf. Son certo ch’ella lo aveva.

Bel. Errate, ella non l’ha mai neppur visto. Fu a Firenze che mi venne gettato da una finestra, avvolto entro un foglio dove stava scritto il nome di colei che me lo dava, e che mi credeva stretto ad essa per sempre. Ma quand’ebbi consultato il mio onore, e ch’ella fu pienamente istrutta che io non potevo corrispondere alle intenzioni onorevoli che ella nutria a mio ritardo, cessò allora dal perseguitarmi, e si arrese con dolore alla necessità, ma non volle mai riprendere il suo anello.

Re. Pluto stesso, a cui è nota l’arte dell’alchimia ed ogni altro segreto di natura, non ha un conoscimento pari al mio di questo anello. Esso era mio, e poi fu d’Elena, qualunque sia quegli che a voi lo diede; e mi dovete chiarire con qual violenza fu tolto dalle sue mani. Ella aveva presi tutti i santi a testimonii che tratto non se lo sarebbe mai dal dito che per darlo a voi stesso in quel letto nuziale, in cui voi non siete entrato, che soltanto lo avrebbe mandato a me nelle sue maggiori strettezze.

Bel. Ella non l’ha mai neppur veduto.

Re. Quanto è vero che amo l’onore, tu non dici la verità, e fai nascere in me gravi sospetti. Se è vero che tu sei stato tanto