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260 TROILO E CRESSIDA


SCENA II.

Dinanzi alla tenda di Calcante.

Entra Diomede.

Diom. Chi è là? Olà! Parlate.

Cal. (dal di dentro) Chi chiama?

Diom. Diomede. — Siete voi Calcante? Dove è vostra figlia?

Cal. (dal di dentro) Ella vien da voi. (Troilo ed Ulisse appariscono in distanza, dopo di loro Tersite)

Ul. Stiamoci in disparte, dove il lume della torcia non ci possa scoprire. (entra Cressida)

Troil. Cressida gli va incontro!

Diom. Ebbene, mia amica?

Cres. Mio dolce custode! Udite una parola. (gli parla a voce sommessa)

Troil. Già tanto familiare?

Ul. Ella farà lo stesso col primo che le verrà innanzi.

Ter. Ed ogni uomo la indurrà a compiere quello che vuole, se ne saprà prendere la chiave.

Diom. Vi rammentate?

Cres. Sì, me ne ricordo.

Diom. Fatelo dunque, e gli atti corrispondano alle parole.

Troil. Che cosa gli rammenta egli?

Ul. Ascoltate.

Cres. Dolce Greco, non mi tentate di più.

Ter. Infamia!

Diom. Mia amica...

Cres. Vi dirò qualche cosa.

Diom. Non mi direte nulla; siete una spergiura.

Cres. In verità non posso: che vorreste ch’io facessi?

Ter. Un’opera diabolica.

Diom. Qual fu la vostra promessa?

Cres. Ve ne prego, non mi obbligate a mantenere il mio giuramento: comandatemi ogni altra cosa, amato Greco.

Diom. Buonanotte.

Troil. Contentiamoci, pazienza!

Ul. Ebbene, Trojano?

Cres. Diomede...

Diom. No, no, buona notte: non vi sarò più di sollazzo.

Troil. Gente che val meglio di te è pur forza che lo sia.