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250 TROILO E CRESSIDA


SCENA IV.

Una stanza della casa di Pandaro.

Entrano Pandaro e Cressida.

Pan. Calmatevi, calmatevi.

Cres. A che mi dite di calmarmi? Il mio dolore è estremo come l’amore che lo generò, e fa violenza ad ogni mio senso. Come posso io calmarmi? Se potessi far tacere la mia passione, o indebolirla, potrei alleviar del pari il dolor mio; ma il mio amore è di una tempera che non accetta conforti, e dopo perdita così cara sento che non ho più lena per vivere. (entra Troilo)

Pan. Eccolo, egli è qui. — Oh povere tortori!

Cres. (abbracciandolo) Oh Troilo! Troilo!

Pan. Qual coppia di sfortunati mi veggo dinanzi! Lasciate ch’io pure v’abbracci: oh cuore..., come dice il proverbio... oh cuore, oh tristo cuore! perchè sospiri tu senza infrangerti?... e a ciò si aggiunge: poichè tu non puoi alleviare il tuo cocente dolore nè coll’amicizia, nè colle parole?.. non mai vi fu rima più vera. Ebbene, miei agnelli?

Troil. Cressida, io t’amo di un amore così puro, che gli Dei gelosi di me vogliono separarci.

Cres. Son gelosi anche gli Dei?

Pan. Si, e questa ne è una prova manifesta.

Cres. Debb’io veramente lasciar Troja?

Troil. Odiosa verità?

Cres. E lasciar Troilo anche?

Troil. E Troja e Troilo.

Cres. Oh, oh!

Troil. E con tanta sollecitudine, che la crudeltà della sorte ci toglie fino il tempo dì accommiatarci l’uno dall’altro: rompe ogni indugio, frustra con efferatezza le nostre labbra delle dolcezze dei baci, ne vieta ogni amplesso, e soffoca i nostri teneri voti nel nascer loro. Noi che ci siam comprati l’un l’altro a prezzo di tanti sospiri, costretti ora siamo ad abbandonarci con un solo singulto fuggevole! Il tempo ladro colla fretta che è da lui fa bottino di quello che ne ruba, e mentre dovremmo darci tanti addii quante sono le stelle del firmamento, ci costringe a porgercene un solo, contristato da un torrente di lagrime.

En. (dal di dentro) Signore? È ammanita Cressida?