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ATTO TERZO 235

investiranno la mia anima, come i vincitori investono un nemico che fagge. (rientra Pandaro)

Pan. Ella si avvicina: sarà qui fra poco. Ora bisogna che poniate in opera tutto il vostro spirito, perocchè ell’è sì timida e sì tremante, che si direbbe l’avesse sbigottita uno spettro. Torno da lei. Oh è pur bella! Il suo alito è dolce come è quello di un animaletto fra le mani del cacciatore che lo ha preso. (esce)

Troil. La medesima commozione s’impadronisce di me; il mio polso si altera più di quello d’uom preso da febbre; i miei sensi smarriscono la loro energia, come un suddito tremante dinanzi agli occhi del suo signore. (entrano Pandaro e Cressida)

Pan. Vieni, vieni, che giova l’arrossire? Il pudore è un fanciullo. — Eccola qui: giurate a lei quello che giuraste a me. — Che! siete voi di già partito? Avrete dunque anche voi mestieri che io vi faccia coraggio? Avanzatevi con baldanza. Perchè non le parlate? — Alzati tu questo velo, e mostragli i tuoi lineamenti. Oimè! come siete entrambi paurosi. Se fosse di notte credo che vi avvicinereste con maggior sollecitudine, ma voi temete di offendere il lume del dì. Su, su, svegliatevi, e date un bacio a questa fanciulla; sia un bacio arra del contratto; lavora qui, carpentiere, che il clima è salutifero. Oh! i vostri cuori si logoreranno in mutui impeti di amore prima che io vi divida. Avvicinatevi, avvicinatevi.

Troil. Voi m’avete tolto l’uso della parola, donzella.

Pan. Le parole non pagano alcun debito; datele fatti invece: ma ella ve ne torrebbe pure la potenza, se ponesse la vostra operosità alla prova. Statevi ora così vicini: va bene. In attestato di che le due parti mutuamente... entrate, entrate; vo’ a procacciarmi un po’ di fuoco. (esce)

Cres. Volete entrare, signore?

Troil. Oh Cressida! quante volte ho desiderato di essere dove son ora.

Cres. Desiderato, signore? Gli Dei vi concedano tutto quello di cui avete voglia.

Troil. Che cosa mi dovrebbero concedere? Che volete voi dire con queste dolci parole? Che cerca la mia Cressida, scrutando così addentro nella sorgente del nostro amore?

Cres. Più feccia che acqua, se il mio timore non m’inganna.

Troil. Il timore fa d’un nume un demonio: non mai il timore vede il vero.

Cres. Il timor cieco, quando la ragione chiaro veggente lo guida, va con passo più sicuro della ragione stessa, che senza il