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136 MOLTO STREPITO PER NULLA

di lui, lo diffamerò per un codardo. Pregoti ora a narrarmi per quale delle mie cattive qualità t’innamorasti di me.

Beat. Per tutte insieme; perocchè sta in voi una serie di mali così ben contesti, che una sola virtù non potrebbe trovarvi adito. — Delle mie buone qualità quale invece fu quella che vi fece soffrir d’amore?

Ben. Soffrir d’amore; ottimamente! Soffro l’amore in fatti, perchè vi amo mio malgrado.

Beat. Malgrado il vostro cuore, lo credo; oimè povero cuore! se l’irritate a cagion mia, io pure l’irriterò perchè è vostro: amare non potrei quello che il mio amico odia.

Ben. Voi ed io slam troppo saggi per amarci pacificamente.

Beat. Tale confessione non ne è una prova: non vi è un solo saggio fra venti che voglia lodare se stesso.

Ben. Antichi adagi, Beatrice, e buoni solo nei tempi trascorsi. Ora se un uomo non erge la sua propria tomba prima di morire, ei non vivrà più a lungo nel suo monumento degli squilli funebri e delle lagrime della sua vedova.

Beat. E quanto credete che ciò duri?

Ben. Strana dimanda! Un’ora di gridi, e un quarto d’ora di pianti. Perciò è molto dicevole pel saggio (se don verme, la sua coscienza, non gliene impedisce) il bandire da sè le proprie virtù, come faccio io: ma basta per le mie lodi, di cui io stesso tesserò degna testimonianza: — ora ditemi, come sta vostra cugina?

Beat. Molto male.

Ben. E voi?

Beat. Assai male io pure.

Ben. Servite Dio, amatemi ed emendatevi. Vi lascio, perchè sopragiunge qualcuno in gran fretta. (entra Orsola)

Ors. Signora, bisogna che veniate da vostro zio: v’è gran tumulto in casa. È provato che la mia signora Ero fu iniquamente accusata; che il principe e Claudio furono delusi vilmente, e che il fuggito don Giovanni è autore di tutto. Volete venire?

Beat. Ne terrete compagnia per udir tali nuove?

Ben. Vuo’ vivere nel tuo cuore, morire sul tuo seno, essere sepolto ne’ tuoi occhi; e venire di più con te da tuo zio. (escono)