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ATTO TERZO 39


Bor.'. Pronunzio anch’io i medesimi giuramenti.

Tal. Ma prima che ce ne andiamo, mira questo moribondo principe, questo prode duca di Bedford: venite, milord, vi porremo in qualche miglior luogo più dicevole pei vostri mali e per la vostra età.

Bed. Lord Talbot, non mi disonorate: qui voglio io sedere dinanzi alle mura di Rouen per dividere le vostre sconfitte, o le vostre vittorie.

Bor. Coraggioso Bedford, lasciato che vi induciamo.....

Bed. Non a partire di qui: rammento di aver letto che l’intrepido Pendragon, moribondo, si fece portare sopra una lettiga nel campo di battaglia, e vinse i suoi nemici; a me pare che io pure francheggierò il cuore dei nostri soldati che trovai sempre uguali a me stesso.

Tal. Indomabile spirito in un corpo moribondo! Ebbene, sia così: custodisca il Cielo il vecchio Bedford! Ora, duca di Borgogna, non dobbiam più che radunare l’esercito per avventarlo sui nostri avversari. (escono; allarme ed escursioni. Entra sir Giovanni Fastolfe e un capitano)

Cap. Dove andate, sir Giovanni, con tanta sollecitudine?

Fast. Dove? Mi riparo fuggendo; noi saremo sconfitti di nuovo.

Cap. Che! vorrete voi fuggire, e lasciare lord Talbot?

Fast. Sì, e tutti i Talbot del mondo per mettere in salvo la mia vita. (esce)

Cap. Codardo cavaliere! la mala fortuna ti colga.

(esce; batte la ritirata: escursione. Entrano dalla città la Pulcella, Alençon, Carlo, ecc., e passano fuggendo. Sopraggiunge Bedford co’ suoi)

Bed. Ora, o mia anima, puoi partire in pace, quando piacerà al Cielo di chiamarti; poichè ho veduti i nostri nemici vinti. Quanto vana è la forza dell’uomo e stolida la sua fidanza! Coloro che non ha molto ci insultavano e schernivano, si stimano ora troppo felici potendo fuggire e tutelare le loro vite.

(muore ed è portato altrove; allarme. Entrano Talbot, Borgogna ed altri)

Tal. Perduta, e ricuperata in un sol giorno! È un doppio onore, Borgogna: lasciamo nondimeno al Cielo la gloria di questa vittoria!

Bor.'. Prode Talbot, intrepido eroe; il duca di Borgogna ti apre un santuario nel suo cuore, e vi incide le tue nobili geste come altrettanti monumenti del tuo valore.