Pagina:Rusconi - Teatro completo di Shakspeare, 1859, V-VI.djvu/380


ATTO QUARTO 371

seconda preghiera è perchè Sua Maestà si rammenti delle mie sventurate donne, che mi seguirono nell’avversa fortuna, per così lungo tempo e con tanta fedeltà: nè ve n’è una fra esse, lo giuro (e non vorrei mentire in questo istante), che non meriti per la sua virtù e per la sua bontà, pel suo onore e per la sua modestia, un buon consorte. Quelli che le sposeranno si stimeranno avventurati. — La mia ultima preghiera è pe’ miei servi. — Essi sono molto poveri, ma la povertà non ha potuto staccarli da me. — Abbiano il loro onorario, e qualche cosa di più, per ricordarsi di questa infelice. Se fosse piaciuto al Cielo di concedermi una più lunga vita, non ci saremmo divisi così: ma sia fatta la sua volontà. Ecco ciò che contiene questa lettera. — Mio caro lord, in nome di quel che più amate in questo mondo, e pel desiderio che avete che le anime cristiane abbandonino in pace la vita, siate l’amico di quei poveri, e pregate il re a rendermi quest’ultima giustizia!

Gen. Lo farò, lo giuro al Cielo; o ch’io perda anche il nome d’uomo!

Cat. Vi ringrazio, signore. Ricordatemi con ogni umiltà a Sua Altezza: e ditegli che la cagione di tante sue inquietudini ha abbandonato questo mondo. Ditegli che nel momento di morire io lo benedii; perocchè così farò. — I miei occhi si oscurano... addio, milord... Griffith, addio... Non a te, fanciulla, che non devi per anche lasciarmi. Bisogna che tu mi conduca al mio letto; chiamate le altre donne. — Allorchè sarò morta, cara fanciulla, abbi cura ch’io sia trattata con onore; spargi sul mio feretro fiori vergini, onde tutti sappiano ch’io fili una moglie casta fino alla tomba. Sebbene sfregiata del titolo di regina, ch’io sia sepellita qual regina figlia di un re. Più non ci veggo... addio...

(escono trasportandola)