Pagina:Rusconi - Teatro completo di Shakspeare, 1859, V-VI.djvu/356


ATTO SECONDO 347


Enr. Parlai lungamente; piacciavi di dire in qual guisa mi soddisfaceste.

Lin. Se Vostra Maestà vuol sovvenirsene, il dubbio mi colpì tanto forte per l’estrema sua importanza, e per le terribili conseguenze che avrebbe recato, che i miei consigli più arditi non seppero affrontarlo, ed esortai Vostra Maestà a cominciare la procedura che oggi avete intrapresa.

Enr. Io mi addirizzai poscia a voi, milord di Canterbury, e ne ebbi lo stesso suggerimento. Non mancai di sollecitare alcuno dei rispettabili membri di questa Corte, e procedei col vostro consenso particolare di tutti, segnato di vostra mano e suggellato col vostro suggello. Perciò ite oltre: arvegnachè non fu alcun disgusto contro la nostra virtuosa regina, ma i motivi incalsanti che vi ho esposti, e le aspre punture della coscienza che indotto mi hanno a questo passo. Provate che il nostro matrimonio è legittimo, e sulla mia vita, sulla mia dignità reale, saremo contenti di poter terminare il corso della nostra mortal vita con lei, con Caterina nostra sposa, che preferiamo a tutte le altre creature di questo mondo.

Cam. Vostra Maestà mi concederà di rappresentarle che la regina sendo assente è forza aggiornare questa discussione. Intanto bisogna imporre a Sua Altezza di desistere dall’appello ch’ella si propone di fare a Sua Santità.

(i prelati si alzano per partire)

Enr. (a parte) M’avveggo che questi cardinali si fan giuoco di me: abborro tanti indugi e tutte le arti di Roma. — Oh! Cranmer, mio fido servo, uomo pieno di saviezza, torna, te ne scongiuro. A grado a grado che tu ti ravvicini a me, sento che la consolazione rientra nella mia anima. — L’assemblea è disciolta: ognuno si ritiri.

(tutti escono, seguendo l'ordine con cui sono entrati)