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ATTO SECONDO


SCENA I.

La stessa.

Giunge ad una porta un sergente francese con due sentinelle.

Ser. Compagni, prendete i vostri posti, e siate vigili. Se udite qualche rumore, o vedete qualche nemico vicino alle mura, fate che siamo istrutti nel corpo di guardia.

Sen. Così faremo, sergente. (esce il ser.) Per tal modo i poveri tapini, mentre gli altri dormono nei loro placidi letti, sono costretti a vigilare fra le tenebre, in mezzo alla pioggia a al freddo.

(entra Talbot, Bedford, il duca di Borgogna e il loro seguito con iscale; i loro tamburi suonano una marcia funebre)

Tal. Lord reggente, e voi temuto duca, per la cui alleanza le provincie di Artois, dei Valloni e di Piccardia ci son fatte amiche, cooperate con noi al buon esito di questa notte, in cui i Francesi sono senza diffidenza inebbriati ancora dai banchetti dal dì. Ci giovi l’opportunità; per essa ci vendicheremo della frode che ci ha sopraffatti, e che tessuta avea un’arte infernale.

Bed. Codardo re! Come egli oltraggia la sua fama, disperando così del suo valore e legandosi con istreghe e agenti d’Inferno.

Bor. I traditori non hanno mai miglior compagnia. — Ma chi è questa Pulcella che dicono sì pura?

Tal. Una giovinetta, per quel che ne ho inteso.

Bed. Una giovinetta? Ed è tanto animosa?

Bor. Prego Iddio che ella non divenga un uomo, e un eroe, come accadrebbe continuando come ha cominciato.

Tal. Ebbene, si accordino pure cogli spiriti infernali. Iddio è la nostra salvaguardia: e nel suo nome vittorioso intraprenderemo a scalare i loro baloardi.

Bed. Ascendi, prode Talbot; noi ti seguiremo.

Tal. Non tutti uniti; meglio vale, a creder mio, che entriamo per diverse parti nel tempo stesso; perchè se qualcuno di noi riman scoperto, gli altri potranno giungere al loro scopo.

Bed. Così sia: io salirò per quell’angolo.