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ATTO TERZO 269


Low. Venite, venite: è vano lagnarsi.

Hast. Oh, sanguinoso Riccardo! Misera Inghilterra! io ti predico i più spaventosi giorni che mai vedessero le tue età più dispietate. — Andiamo, guidatemi alla morte, mozzatemi il capo; molti sorrideranno vedendolo, che pur fra breve saranno estinti. (escono)

SCENA V.

La stessa. — Le mura della Torre.

Entrano Glocester e Buckingham con armature rugginose e in pessimo stato.

Gloc. Dimmi, cugino: sai tu simulare un tremito subitaneo, impallidire, cambiar di volto, troncar a tempo una parola, ricominciar un discorso, e fermarti ad un tratto, come se invaso fossi da delirio, o confuso da spavento?

Buck. Io potrei compiere le parti del più grande attore da tragedia. So parlare guardando a ritroso e girando un occhio inquieto; so tremare e rabbrividire al muoversi d’una foglia, come se assalito fossi da cento sospetti; so fingere terrore e gioia, e i miei membri mi servono come meglio voglio. Ma è dunque andato Catesby?

Gloc. Sì; ed eccolo che conduce il Prefetto.

Buck. Lasciate ch’io gli parli solo. — (entrano il lord Prefetto e Catesby) Lord Prefetto...

Gloc. Badate a conservare il ponte.

Buck. Udite, udite! Sono tamburi.

Gloc. Catesby, custodite le mura.

Buck. Lord Prefetto, il motivo per cui vi abbiamo chiamato...

Gloc. Guardati le spalle, difenditi, i nemici ne son presso.

Buck. Dio e la nostra innocenza ci proteggano. (entrano Lowel e Ratcliff colla testa d’Hastings)

Gloc. Rassicuratevi, son nostri amici; Ratcliff e Lowel.

Low. Ecco la testa di quell’ignobile traditore, di quel pericoloso Hastings di cui niuno sospettava.

Gloc. Tanto l’ho amato che non posso rattenere le lagrime; l’avevo sempre estimato il più sincero e il miglior uomo che respirasse nella cristianità; il suo cuore era il ricetto di tutti i miei più segreti pensieri. Ei sapeva coprire i suoi vizii colla vernice di virtù così seducenti, che senza il suo delitto, manifesto a tutti