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ATTO PRIMO 161

seccato le tue viscere così che non una lagrima accordi alla morte del tuo Rutland? Donde ti venne tanta impassibilità? Tu dovresti essere furioso, e per renderti tale io ti schernisco in questo modo. Ma vorresti esser pagato, lo veggo, per darmi diletto, e York non può parlare a meno che non porti una corona. — Una corona a York; e voi, lórdi, prostratevi. — Tenetegli le mani, intanto che io gliela cingerò al capo, (mettendogli una corona di carta). Ora veramente egli ha l’aspetto di re! Sì, questo è quegli che s’impossesso del trono di Enrico, e che adottato fu per suo erede. — Ma come il gran Plantageneto venne egli incoronato si tosto violando il suo giuramento? A quel che mi sembra voi non dovevate esser re prima della morte del nostro Enrico: or come ardite voi cinger la corona di Enrico, e furare alle sue tempia il diadema mentre egli vive, contro il vostro sacramento? Oh è un delitto imperdonabile! Toglietegli quella corona, e con essa le testa; lunga sia la morte che voi gl’infliggerete.

Cliff. Questo spetta a me per amor di mio padre.

Mar. Fermati; udiamo l’orazione ch’ei ne sa fare.

York. Lupa di Francia, più spietata dei lupi ferocissimi di quella terra, la tua lingua supera in veleno il dente della vipera; ma quanto mal si addice al tuo sesso l’insultare ai dolori degli sfortunati! Se il tuo volto senza pudore indurito non fosse dall’abito di opere nefande, io vorrei, superba regina, farti arrossire: io ti direi di dove venisti, e qual fu la tua stirpe, e ciò basterebbe per coprirti d’ignominia, se svergognata già non fossi. Tuo padre si adorna de’ titoli di re di Napoli, di Sicilia e di Gerusalemme, e nondimeno è meno ricco di un colono inglese. Quel mendico sovrano t’insegnò egli forse a vilipendere? Stolta arte ell’è, inumana regina, a meno che avverar non volessi l’adagio: un accattone quando è in sella corre finchè il suo cavallo è estinto. La bellezza suol rendere altere le donne; ma Dio sa che ben piccola fu la porzione di bellezza che tu avesti: la virtù le suol far molto ammirare; i tuoi vizi empiono di ribrezzo tutti quelli a cui son noti: la dolcezza suol renderle care come angeli; ogni mancanza di essa ti fa abbominevole: tu sei così opposta ad ogni bene come lo sono a noi gli antipodi o il mezzodì al settentrione. Oh, cuore di tigre, nascosto nel cuore di una donna! come potesti bagnare il tuo velo nel sangue di un fanciullo per darlo al padre suo onde si terga gli occhi, e serbare ancora il volto di donna? Le donne son dolci, miti, pietose: tu sei feroce, implacabile, dura come le roccie, e senza rimorsi. Tu mi esortavi alla rabbia? I tuoi voti sono adempiti. Volevi ve-